Scacchi

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I giorni passavano velocemente. Ron e Hermione erano usciti altre volte, da soli, e si erano divertiti molto. Erano anche tornati nel ristorante Babbano dove Ron aveva raccontato ad Hermione della cena Charlie e Percy.
La ragazza aveva anche notato un certo interesse da parte del rosso per delle case dietro al ristorante. Non ci aveva badato più di tanto.
Ginny, per via degli allenamenti quasi non si vedeva più, ed Harry era sempre più depresso dalla cosa.
Spesso tornava a casa tardi e era distrutta.
George partecipava con innato interesse ai suoi allenamenti.
Bill e Fleur avevano sforato il giorno del parto, e aspettavano con ansia il momento. Per ora la bambina rimaneva al sicuro nel ventre materno.
Il giorno dopo si sarebbero recati tutti alla Tana, per commemorare insieme il 2 maggio, giorno della battaglia.
Era passato troppo poco tempo perché ci fosse una commemorazione ufficiale, perciò, per ora, tutti i maghi la passavano in famiglia.
La famiglia Weasley passava la mattina a ricordare Fred - George stava in camera sua per tutto il tempo - mentre la sera festeggiavano la vittoria - anche qui George stava da solo in camera sua.
Harry e Hermione vi avevano sempre partecipato, e l'avrebbero sempre fatto.
Adesso, il primo maggio, Ron e Hermione erano alla Tana, nella stanza di Ron.
Harry e George erano agli allenamenti di Ginny, e non sarebbero tornati molto presto.
Molly e Arthur erano andati a fare visita a Bill e Fleur, quindi i due ragazzi erano da soli.
Sedevano uno difronte all'altra, la scacchiera a dividerli. Giocavamo con gli scacchi babbani, quelli che Hermione aveva regalato a Ron per il compleanno. Da sopra di essa si cambiavano sguardi di competizione.
Giocavano da almeno tre ore, e nessuno dei due si era mai arreso, o era stato battuto.
Hermione era più che decisa di vincere almeno una partita a scacchi contro Ron. Per una persona come lei, brava a evocare magia avanzata in tenera età, era semplicemente inconcepibile. E poi, considerava inverosimile farsi battere da Ron, una persona che non aveva capito come pronunciare l'incantesimo di levitazione.
Ron era più che deciso a batterla - ed era anche sicuro di riuscirci - per dimostrarle che, se una persona non è brava con la magia, non vuol dire che faccia schifo negli altri campi, ansi.
Ron aveva fatto vincere a Hermione una sola partita, dopo che si erano detti Ti amo davanti all'albero di ciliegio, proprio perché era sicuro dei sentimenti che provava per lei.
Ma dopo quell'episodio, era tornato il campione in carica di scacchi. Era diventato spietato, e Hermione sembrava felice e combattiva.
In alcune partite era stata così brava da far sudare al rosso sette camice.
Perché Hermione era sempre stata certa di una cosa: I tuoi traguardi te li devi guadagnare.
Non ne aveva mai avuto la certezza, ma aveva sempre sospettato che Ron l'avesse lasciata vincere.
E a lei non andava bene.
Da sempre si era impegnata per raggiungere i suoi obbiettivi, e anche battere Ron a scacchi era uno di questi. Nonché l'unico a cui non fosse ancora arrivata.
"non muovi?" chiese Ron, che aspettava ancora una mossa da parte della riccia.
"sto pensando" rispose Hermione con gli occhi fissi sulla scacchiera.
"sono quindici minuti che pensi"
Lei alzò brevemente lo sguardo su di lui. Poi tornò al gioco. "lo so"
"ti servono altri quindici minuti o... "
"Ron voglio fare la mossa giusta"
"e ci devi pensare così tanto per fare una mossa giusta"
"se continui a parlarmi ci metterò di più" replicò asciutta lei.
Ron ghignò, ma non aggiunse altro.
Hermione mossè.
E la partita ricominciò più agguerrita di prima.
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Ovviamente la partita era stata vinta da Ron. Hermione si avviava mestamente verso casa, con lo sguardo basso. Accanto a lei, il fidanzato camminava con passo fiero e mento alto.
"Ron, togliti quell'espressione compiaciuta dalla faccia." sibilò Hermione.
"d'accordo" disse Ron in tono gongolante.
Hermione lo fulminò con uno sguardo.
Ron le fece un sorriso di scuse. Le passò un braccio intorno alle spalle.
"come è perdere contro di me?" chiese senza riuscire a trattenersi.
Hermione gli rifilò una possente gomitata fra le costole.
Ron soffocò un genito di dolore.
"scusa" mormorò lui, senza nascondere il suo divertimento
"Bravo" disse Hermione alzando il mento.
Ron la guardò, e soffocò una risata intenerita.
"allora vado" disse Hermione. Oramai erano arrivati alla porta della casa della ragazza.
Ron annuii, poi si avvicinò lentamente alla ragazza. Si piegò sulle ginocchia e le lasciò un tenero bacio a fior di labbra.
Le Sorrise e spari, lasciando Hermione sola a toccarsi il punto di contatto fra le loro labbra.
"Hermione" Jean Grenger si era affacciata alla porta e fissava la figlia interrogativa.
"entro" disse Hermione sorridendo.
Ma la mattina dopo il suo buonumore si spense. Era il 2 maggio, l'anniversario della battaglia.
Si alzò presto la mattina e si vestii con calma, pensando a tutti i corpi morti che avevano seppellito.
I 50 caduti.
Indossò il nero.
Mangiò la colazione con aria cupa, e si smareriallizzò all Tana.
Diamo inizio alla tragedia...

Romione: OltreDove le storie prendono vita. Scoprilo ora