Capitolo 41 (parte 3)

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Non ho bisogno di voltarmi per capire chi ha parlato. Merda. Doppia merda. Ci mancava solo lui adesso, ma un secondo di pace mai? È chiedere troppo? Dannazione!

<<Fumo e prendo un po' d'aria, cosa dovrei fare?>> rispondo, sperando di risultare calma, in realtà non ho il coraggio di guardarlo.

<<Sai benissimo cosa intendo! E cos'era quella pagliacciata?>> sibila, mettendosi davanti alla mia panchina.

Mi rifiuto di alzare lo sguardo, gli fisso i pantaloni neri senza alcuna espressione sul viso. Fumo, respiro, cerco di calmare il mio cuore impazzito e di fare un po' di ordine. Vorrei solo che se ne andasse, vorrei...non lo so neanche più io cosa voglio.

<<Baciare il proprio ragazzo è reato adesso?>> commento sarcastica, infliggendogli la prima stoccata. Anzi no, tanto gliene frega niente di me.

<<Con me non attacca dolcezza, so benissimo che tra di voi non c'è nulla di romantico>> e ride, ride divertito. Pensa di avere tutto sotto controllo, che sia ancora pronta a buttarmi ai suoi piedi.

<<E che ne sai? Hai chiesto informazioni per caso? Che te ne importa?>> chiedo, fremendo di rabbia. Non dovrebbe essere qui, non dovrebbe importargli.

<<Guardami, non parlare alle mie scarpe>> ordina, irritato.

Alzo lo sguardo, furiosa.
E non sento niente mentre la sua bellezza mi stordisce, non sento...
Dio, i suoi occhi quasi brillano d'emozione.

<<La domanda giusta non è perché io sono qui Massimiliano, ma perché tu sei qui>> dico, quasi indifferente. Quasi.

Max serra la mascella, infastidito. Odia sentire il suo nome completo. Me ne frego. Si infila le mani nei pantaloni, cercando di stare calmo. Si siede al mio fianco e mi guarda, non più così sicuro di sé.

<<Sono qui perché ho rischiato di morire d'infarto e d'invidia quando ti ho vista baciare mio fratello>> ammette, senza esitazioni.

Perché dice di non volere un rapporto serio, di non essere pronto e poi dice queste cose?
Non so più cosa credere, cosa pensare.
Mi confonde profondamente.

<<Questa è buona! Sei un bravissimo attore, devo concedertelo ma non puoi trattarmi come un tuo giocattolo! Prima mi vuoi poi te ne vai e mi scarichi. Sono stanca Massimiliano, stanca dei tuoi giochi>> ribatto, con una furia tale da farlo sobbalzare.

Mi alzo dalla panchina, spengo la sigaretta e cerco di andarmene. Max mi afferra un polso, bloccandomi. Cosa vuole ancora da me? Non ha preso abbastanza?

<<Sono un coglione, non ero pronto ad una relazione stabile ma non sono neanche pronto a vederti con un altro>> dice, sincero.

Il suo tormento è palese così come il suo dolore ma non posso farmi ancora del male, ho smesso. Lui è tossico per me, mi ha fatto soffrire e non ci cadró di nuovo così facilmente. Me ne pentiró più tardi, quando sarò da sola nel mio letto. Ma ora non posso cedere, per quanto vorrei.

<<Potevi pensarci prima, ora lasciami, non voglio ascoltare altro>> mi divincolo dalla sua presa e invece di tornare indietro seguo un sentiero nel giardino.

Non guardo dove metto i piedi, ho troppa fretta di scappare per rendermi conto che non so dove sono e nemmeno come tornare da Cristiano. Dannazione!

Presa dal panico mi fermo quando le siepi si aprono e resto senza fiato trovandomi davanti una piscina olimpionica, illuminata con dei faretti azzurri. Mi avvicino all'acqua, ipnotizzata. Peccato che siamo in pieno inverno, questa piscina grida vendetta.

Il solito casino. La tua prossima ossessione. Scoprilo ora