Ian
-Il signor Mitchell, deduco-
Mi sono serviti una decina di controlli e perquisizioni per riuscire a trovarmi di fronte ad un uomo che non conosco.
-Aspettavate altre visite?-
Sono sceso dall'auto in un parcheggio sotterraneo, circondato da soldati in uniforme. Non ho idea di dove io mi trovi, né quanto lontano io sia da casa.
Ho solo impresso nella memoria il percorso compiuto tra le pareti bianche di questo edificio, in modo da poter raggiungere la via verso il parcheggio senza problemi in caso avessi bisogno di scappare.
Abbiamo girato tre volte a sinistra, poi una a destra alla fine di un lungo corridoio.
Sarebbe necessario neutralizzare la piccola scorta che si muove dietro di me in silenzio, rende chiara la sua presenza solo attraverso il suono dei passi coordinati.
Per ora non c'è motivo di preoccuparsi.
Sono nel loro territorio e sono disposto a sottostare alle loro regole, per quanto asfissianti.
-Dov'è il generale?-
Non sono venuto qui per perdere tempo in formalità, immagino che abbiano da chiedermi un grosso favore.
-Sono abbastanza informato sulla questione per gestirla personalmente, non è necessario che il generale venga disturbato-
Mi trattengo dal sollevare un sopracciglio, non è necessario che sappia ciò che penso.
Non c'è niente di peggio di un sottoposto che gioca a fare il capo.
E la sua smania di potere potrebbe far crollare un castello di carte ben più articolato di quanto non pensi.
Non voglio farne parte.
Questo non è il mio mondo né lo sarà mai, sto solo mantenendo fede alla parola data.
-Sono proprio curioso di vedere come farà a risolvere questa situazione...diciamo intricata, sì- gesticola leggermente quando parla.
-Se iniziasse dicendomi di cosa si tratta, sono sicuro sarebbe un ottimo punto di partenza- tengo il suo passo senza problemi, mentre a mente calcolo la distanza tra noi e la scorta che si muove poco lontano.
-Sembra avere fretta- lascia le parole nell'aria, sospese tra dei corridoi che per l'anonimato ricordano quelli della Base.
-Sono piuttosto impegnato, come ben saprà-
-Lungi da me farle perdere altro tempo, allora. Deve sapere che di recente abbiamo assediato e distrutto un covo di terroristi prima che riuscissero a pianificare un nuovo attacco. Sfortunatamente quei bastardi erano preparati e quei pochi che non sono scappati si sono uccisi all'istante-
È come se stesse raccontando una storia, nessuno di questi eventi sembra reale, non per me.
Ho passato tutta la mia vita sottoterra, il mio mondo non è mai stato più grande della Base, le mie conoscenze si fermano a quello che ho potuto osservare in questa città.
Non ho nessuna garanzia che tutto questo esista, o che mi stia dicendo la verità. Non ho modo per analizzare le informazioni, smontare i suoi racconti e scoprirne di più, perché sono stato cresciuto all'oscuro di tutto.
L'ignoranza mette sempre in una posizione di sottomissione, e detesto ritrovarmici.
Ma oggi non dovrebbe importarmi se il mio interlocutore è sincero o meno, oggi sono solo una pedina nelle loro mani. Ho promesso un favore e ho dato la mia parola, sono già in una posizione di svantaggio.
Devo solo ubbidire agli ordini senza fare domande, qualcosa che invece ho imparato molto bene dove sono nato.
Perché forse è quello che speravano facessi per tutta la vita.
-Tuttavia nascosto in uno sgabuzzino abbiamo trovato un testimone, probabilmente un prigioniero.- ne parla come se fosse una seccatura, un altro problema di cui sbarazzarsi.
-E avete bisogno di me per interrogarlo?- sollevo un sopracciglio, perplesso.
Superiamo una lunga fila di porte chiuse, l'unico rumore che echeggia è il suono del nostro passo sostenuto, ma niente di più.
L'edificio sembrerebbe vuoto se non fosse per gli incontri casuali con alcuni soldati, che accennano solo a un impercettibile saluto con il capo.
-Stia tranquillo che ci riusciremmo in modo eccellente da soli-
Oh, non ho dubbi.
Immagino che usino gli stessi metodi convincenti della Base.
-Ma la persona in questione è piuttosto restia a parlare, non so se abbia fatto un voto a qualche barbarica religione o soffra di mutismo, ma non deve essere un problema di lingua perché sembra comprenderci benissimo. Quindi il generale sperava che lei e la sua... magia? O in qualsiasi modo si chiami, risolveste questo piccolo intoppo-
Non riesco a trattenere una breve risata.
-Pensa che io sia un mago?- apro le braccia in un gesto teatrale, cogliendo al volo quel minuscolo spiraglio di potere che mi è concesso.
Lo sguardo dell'uomo è distaccato, ingrigito da un completo dalle linee semplici, ma che intozziscono la sua figura.
-Non mi importa fino a quando si rivela utile per i nostri interessi. Per quanto mi riguarda può pure farsi spuntare la coda- la sua voce diventa affilata come una lama, e punta dritta alla mia gola.
È la prima volta da quando ho messo piede in questo mondo che mi sento disprezzato. Non per la mia personalità, ma per la mia natura.
Non sarebbe cambiato nulla se al mio posto ci fosse stato un altro ragazzino della Base, l'espressione sarebbe stata la stessa.
È la prima volta che mi sento diverso.
Mi sta giudicando per qualcosa che non ho scelto, e nonostante io adesso gli serva, questo non cancella la diffidenza nei miei confronti.
È proprio vero che le persone temono ciò che non capiscono, ma vale anche se non vogliono capire.
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Progetto 27|| Broken Soul
Science Fiction[Terzo libro della trilogia "Progetto 27"] La nostra anima è ancora intatta dopo tutto questo? Per quanto ancora durerà? Come facciamo a tenere ogni pezzo insieme? Tutti temiamo un brutto finale.
