Alexa
È successo tutto così in fretta.
Mi costringono ad avanzare lungo i corridoi mentre i miei pensieri si susseguono con la stessa velocità.
Che devo fare adesso?
Che cosa si aspetta da me?
Ucciderei per delle medicine.
Mi hanno trascinato sottoterra prima che potessi anche solo provare a protestare. Riesco ancora a sentire l'aria gelida sulla pelle, e le labbra di Ian sulle mie dita.
È successo appena venti minuti fa.
Prima ero in una vecchia biblioteca, abbracciata dal legno delle librerie, adesso sono schiacciata dalle pareti grigie della Base.
Mi sento morire qui dentro.
L'aria è diversa, si inceppa in gola rendendomi impossibile respirare.
Posso solo annaspare mentre intorno a me il percorso si anima come il marciapiede della città. Non ho mai visto tanto fermento qui.
Alcune volte, quando rallento per osservare le persone che ci sfrecciano intorno, mi strattonano per il cappotto invitandomi a tenere il passo.
Nessuno mi parla o mi spiega quello che succederà, sono occupati a comunicare con i loro superiori mentre avanziamo.
Colgo solo alcune parole fugaci, ma non sono abbastanza per avere un quadro completo della situazione; in particolare l'uomo a capo della mia scorta si esprime attraverso l'auricolare solo per monosillabi.
Stiamo andando da mio padre, immagino.
-Che cazzo è successo?- il corpo di Jason si staglia tra quello degli altri, non solo per la sua altezza, ma tutto di lui lo differenzia dagli impiegati che corrono a testa bassa. La sua maglia rossa attillata è la prima chiazza di colore che vedo da quando sono tornata quaggiù. Si sforza per venirmi incontro rapidamente, ma so quanto sia difficile tenere quel tipo di andatura per lui, soprattutto dopo una giornata di lavoro in palestra.
-Accompagniamo la signorina da Arthur Kline-
-Lo farò io- nonostante il suo tono autoritario, non sembrano avvertire il mio istruttore come una minaccia.
-Se non le dispiace, si levi dai piedi- e con uno spintone dritto sulla schiena uno di loro mi costringe a continuare a camminare. Trattengo un urlo di dolore concedendomi solo una smorfia, così coperta nessuno di loro può immaginare le condizioni della mia schiena.
Solo l'artefice delle mie ferite può saperlo e in uno scatto fulmineo afferra la mano della guardia. Gli stringe il polso in una morsa decisa, senza nemmeno sforzarsi. Potrebbe spezzarglielo se lo volesse, gliel'ho visto fare fin troppe volte agli allenamenti.
-Non toccarla- questa volta Jason non è solo austero, ma è un ordine.
Gli uomini intorno a noi sono tesi, aspettano solo il segnale del loro capo per intervenire.
-Ho il permesso per accompagnarla-
-Non mi sembra che lei lo abbia mai fatto prima-
I due uomini si guardano negli occhi, entrambi ansiosi di far valere il proprio potere sull'altro: Cox potrebbe fargli del male, ma in un attimo la scorta gli sarebbe subito addosso.
-Dice la verità, mi ha già accompagnato. Non è un problema per mio... Per il signor Kline- per la prima volta i loro occhi si posano su di me, ricordandosi della mia esistenza. Ma devono aver visto nel mio sguardo cose diverse, perché Jason lascia finalmente andare la sua inutile battaglia contro il polso dell'uomo, mentre la guardia con un cenno del capo dà il suo assenso per la mia richiesta.
-Avviserò i miei uomini al settimo piano che li state raggiungendo- è un avvertimento, nessuna deviazione.
Jason mi trascina via prendendomi il braccio, il suo tocco è più delicato degli spintoni che mi hanno accompagnato fino ad ora.
-Stai bene?- la sua voce è quasi un suono ovattato.
Quanto vorrei dei farmaci.
Qualsiasi cosa.
Ho bisogno di calmarmi.
-Alexa?- riesce ad attirare la mia attenzione solo quando si avvicina per togliermi il cappotto, immediatamente una cascata di brividi mi travolge.
-Sto bene, è solo che non ho avuto il tempo di capire cosa stesse succedendo- mormoro in modo confusionario, spezzato. Vorrei non avere tutti questi pensieri in testa.
Entro nell'ascensore prima del mio istruttore e sento il suo sguardo accarezzarmi le spalle, ormai coperte solo da un maglioncino bianco.
Credevo che mi sarebbe piombato addosso una volta chiuse le porte, proprio come ha fatto suo padre; invece rimane a distanza, senza nemmeno sfiorarmi.
-La situazione in corridoio invece l'hai capita in fretta- ribatte con una nota di rimprovero.
Non ho tempo per questo.
-Non volevo che gli facessi del male-
-Io non volevo che loro ne facessero a te, invece- stringe il mio cappotto celeste tra le dita ma non mi guarda, i suoi occhi non si schiodano dalle porte chiuse dell'ascensore.
Sa che c'è qualcosa che non va.
Da quando mi ha rivelato di aver sempre saputo delle medicine non ho mai smesso di osservare i suoi atteggiamenti, così come lui studia i miei. E ci sono tantissime, forse troppe, cose che Jason nota di me che credevo passassero inosservate.
Adesso è turbato dalla facilità con cui ho mentito a quelle guardie, perché è la stessa con cui gli nascondo la verità la maggior parte del tempo.
Dopo la punizione è tornato a fidarsi di me, ma sarebbe da stupidi ignorare alcuni segnali.
Se non fosse innamorato di me, svolgerebbe il suo lavoro in modo eccellente e mi sarebbe impossibile tenerlo a bada.
-Ascolta, avevo bisogno di te. Tu ti saresti messo nei guai con quell'uomo, ho solo risolto la situazione nel modo più semplice possibile-
I suoi sentimenti sono l'unica cosa che può distoglierlo da questi pensieri.
E sebbene io detesti ammetterlo, so quanto adora sentirmi dire che ho bisogno di lui.
Un tempo mi sarei cacciata nei guai pur di non chiedere aiuto e ammettere che da sola non potevo farcela, ora invece è l'unico modo che ho per sopravvivere.
Sospiro e chiudo gli occhi, aspettando di sentire il suono ormai familiare della campanella appena l'ascensore arriva al piano.
In un unico movimento fluido Jason mi afferra e attira a sé, e quando la mia testa si scontra con il suo petto, mi stringe la nuca con una mano, appena sotto i capelli corti. È un abbraccio, a modo suo.
Preferirei una confezione di sertralina, ma me lo faccio bastare.
Odora di sudore e dopobarba.
Lui fa attenzione a non toccare le ferite sulla schiena, e io a non premere sul suo fianco destro, e scegliere di non ferirci vale molto di più di quanto credessi.
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Progetto 27|| Broken Soul
Science Fiction[Terzo libro della trilogia "Progetto 27"] La nostra anima è ancora intatta dopo tutto questo? Per quanto ancora durerà? Come facciamo a tenere ogni pezzo insieme? Tutti temiamo un brutto finale.
