Capitolo 27

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Drew

-Non dovremmo svegliarli?-
Avverto l'emicrania prima ancora di aprire gli occhi.
È come se qualcuno mi stesse prendendo a martellate sulla fronte. In modo costante, senza mai stancarsi; anzi, sembra che ogni tanto gli scivoli la mano e il chiodo si conficchi più in profondità.
È insopportabile.
Inoltre avverto anche un fastidio al fianco e un atroce dolore alla schiena per la posizione in cui mi ritrovo.

-Signorino Nicholas, la ritengo fortunato a non poter vedere questo spettacolo- la voce di Brian precede una leggera risata che riconosco immediatamente.
Provo a togliermi di dosso il torpore in cui sono immerso, ma ogni mio movimento è bloccato, non solo dal dolore, ma da una massa pesante che fa pressione su di me.
Ancora con le palpebre serrate sento il suono delle bottiglie di vetro scontrarsi in un tintinnio limpido, quasi musicale.
-La situazione è così grave?- chiede il ragazzo.
-Questo lo scopriremo presto- risponde Brian, riportandomi finalmente alla realtà.
Ora mi ammazza.

Sbatto la testa contro lo schienale del divanetto per la frustrazione.
È già mattina, eppure ho l'impressione di non aver dormito affatto.
Accanto a me il corpo di Ian inizia a risvegliarsi, gesto che viene annunciato con un brontolio sommesso.
-Signorini, vi conviene alzarvi e tornare nelle vostre camere prima che vostra madre vi veda così- mi aspettavo che l'uomo fosse più arrabbiato per il nostro comportamento, ma la sua voce non sembra farlo trasparire, non al momento.
O forse è solo questo mal di testa dilaniante a impedirmi di capirlo.

Scorgo i capelli biondi di Nicholas con la coda dell'occhio, in piedi poco lontano da noi.
-Che ore sono?- mormoro mentre cerco di alzarmi con calma, combattendo con gli arti del mio gemello, ancora immerso nel suo riposo.
-Sempre troppo tardi- risponde Brian scoccandomi un'occhiataccia e, come se potesse vederla, Nicholas scoppia a ridere senza riuscire a contenersi.
Almeno uno dei due è di buon umore.
Mi sfrego gli occhi per accelerare il mio risveglio, ma il dolore alla testa non accenna ad affievolirsi.

Il raggio della luce mi colpisce in pieno viso appena Brian apre le tende, costringendomi a serrare le palpebre per il bruciore.
Anche Ian reagisce allo stesso modo, rannicchiandosi contro di me.
-Avevo intenzione di farvi la predica, signorini, ma ho davvero troppe cose da fare oggi-
-Peccato, ero venuto solo per questo- commenta il ragazzino continuando a stare in disparte.
Ogni parola che esce dalle loro labbra ha lo stesso effetto di una lama dietro la nuca.
Vorrei solo tornare a dormire.

-Per quanto mi riguarda, Brian, puoi pure spolverare sopra di me, basta che mi lasci dormire- borbotta mio fratello, ed è come se mi avesse letto nel pensiero.
-Allora forse dovrei iniziare a riempire il secchio per passare il mocio- risponde con un tono tagliente l'uomo che mi ha cresciuto.
Chissà quante volte avrebbero litigato se Ian fosse cresciuto con noi.
Nessuno dei due riesce a tener a freno la lingua se provocato, e di certo Ian non sembra aver paura delle conseguenze.
-Credo sia meglio tornare in camera- e mentre incito il mio gemello ad alzarsi; anche se tiene la palpebre chiuse, so che il sonno ormai lo ha abbandonato.
Appena provo ad alzarmi però, la testa torna a girare furiosamente, costringendomi a ricadere sul divano.
-Hai bisogno di una mano?- e la sua mano tasta il bracciolo, poi arranca quasi graffiando la superficie della stoffa raffinata, fino a quando non trova la mia spalla.
Gli rivolgo uno sguardo e lo trovo a sorridere leggermente, divertito dall'intera situazione, e riderei pure se i postumi della sbornia non mi stessero tormentando.
-Immagino di averne bisogno, sì- sussurro imbarazzato, sento lo sguardo degli altri due presenti su di me.
-Ian, lo stesso vale per te-
-Oh no, sto divinamente. Credo che io e Brian staremo a bisticciare ancora un altro po'-
-Certo, signorino Ian, può benissimo pensare alle sue risposte sarcastiche mentre mi aiuta a pulire-
Questa volta Nicholas sorride abbastanza da mostrare le fossette, e pur ritrovandomi in questo stato, non posso far a meno di trovarlo adorabile.
-Allora andiamo?-
Una volta che poggio il mio palmo sul suo, accogliendo l'invito, riesce a rimettermi in piedi con un solo strattone, dimostrando di avere una forza inaspettata.
Quasi prevedendo il mio senso di vertigine, porta una mano sul mio fianco, in modo da mantenermi in equilibrio.
Mi reggo sulla sua spalla fino a quando non ci chiudiamo la porta del salone alle spalle, solo allora mi concedo di tirare un sospiro di sollievo. Mi sentivo fin troppo osservato lì dentro.
Forse non avrei dovuto lasciarli da soli a confabulare.
Incredibile, non riesco a lasciar andare le mie paranoie nemmeno dopo un'ubriacatura in piena regola.

Progetto 27|| Broken SoulLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora