Alexa
L'unico motivo che mi spingerebbe a toccare di nuovo una pistola sarebbe per mettere fine alla mia vita.
Perché è così che dovrebbe finire.
La stessa arma con cui ho inflitto tanta sofferenza che mi si ritorce contro, magari sotto le mie stesse mani.
Quanta poesia, Alexa.
Saranno le passeggiate al chiaro di luna?
Sbuffo, infastidita dai miei stessi pensieri. In mancanza dei soliti dialoghi con entità superiori sono costretta a criticarmi da sola.
Le mie uscite strettamente controllate si sono limitate al giro del gigantesco palazzo in cui sono rinchiusa.
Perché è questa la forma della Base per tutti gli altri.
Un grigio palazzo a vetri, per nulla diverso dagli altri, che si ergono ovunque in questa città, sfidando il cielo. È un po' una delusione.
Da un punto di vista logico ha senso, passa benissimo inosservato, ma dalla prospettiva di una ragazzina che ha trascorso la propria vita lì dentro, immaginando chissà quale insolita struttura, non è il massimo.
Invece dal punto di vista di una persona che è dovuta fuggire attraverso un vecchio passaggio per poi sbucare da un viscido tombino; è quasi patetico.
Un complesso di uffici.
Ecco cosa sta sopra la Base.
Non che ciò che si nasconde nelle sue fondamenta sia migliore.
Avevo dimenticato quanto asfissiante fosse la vita quaggiù.
Mi sveglio, fisso il soffitto buio della mia stanza. I colori sono sempre gli stessi. La luce non è viva come quella in superficie, è spenta, a suo modo.
Adam aveva ragione a desiderare di più. Questa luce non basta.
È sempre uguale. Sterile.
Il mio sguardo si posa sulle armi esposte nella vetrina, principalmente pistole semi-automatiche. Per quanto potrò rimandare questo momento?
Devo fare i conti con quello che ho fatto, e in fretta.
Allungo la mano destra verso la superficie di vetro, ma appena i miei polpastrelli avvertono il materiale freddo si ritraggono, spaventati dall'idea di aver lasciato impronte.
Un respiro profondo, fino a quando tutta l'aria che trattenevo inutilmente non viene liberata.
Sei una di loro, Alexa.
Perché mai dovresti aver paura di lasciare impronte? E le telecamere? Non ti spaventano più?
Le pistole sono circa una ventina, appoggiate su dei supporti di metallo, talmente piccoli e sottili da essere quasi invisibili, per far risaltare la forma di un oggetto che ha poco per cui essere ammirato. Sono solo delle pistole, tutte riposte in ordine, distanti l'una dall'altra, sospese, pronte per essere utilizzate, solo un posto è vacante, e rovina l'intera simmetria. Eppure seguo con lo sguardo la canna liscia dell'arma, attratta dal profilo netto e deciso, la superficie lucida. Non c'è nulla da considerare bello in questo oggetto, ma non posso far a meno di sentirlo mio.
Appena la porta si apre cigolando, aumento la distanza tra me e la vetrina, come se fossi stata scoperta a rubare.
Jason è ancora sulla soglia, mi guarda incuriosito.
Quando il suo sguardo incontra il mio però, lo distoglie immediatamente.
Manda giù l'ultimo sorso di caffè e lascia cadere il bicchiere vuoto nel cestino alla sua destra, non muovendosi finché non sente il tonfo.
È visibilmente stanco, non sembra aver dormito molto questa notte.
Mi costringo a sfidare la fortuna per iniziare una conversazione.
-Non hai un'ottima cera- se le mie parole sono coraggiose, il mio corpo non osa fare nemmeno un passo verso di lui.
L'uomo che ho di fronte borbotta qualcosa che non comprendo, apparentemente nulla di gentile.
-È perché non ci sono più io nel tuo letto?-
È quasi passata una settimana da quell'unica notte in cui ho dormito nella sua stanza.
Scuote il capo cercando di celare un mezzo sorriso, eppure non pensavo di essere stata così divertente.
-Il tuo sarcasmo puoi anche lasciarlo fuori, grazie- commenta con lo stesso tono che era solito usare durante gli allenamenti.
Questo è divertente.
È divertente che lui pensi che il nostro rapporto tornerà come prima solo perché qualcuno gli ha assegnato il ruolo di tutore.
Ed è così divertente che pensi di potermi controllare come ha fatto in questi anni. Può picchiarmi, ma non può darmi ordini.
-Pensavo ti piacesse- alzo le spalle, non inizierò adesso a dargli del "lei" come so che vorrebbe. Anzi, come pretende.
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Progetto 27|| Broken Soul
Ciencia Ficción[Terzo libro della trilogia "Progetto 27"] La nostra anima è ancora intatta dopo tutto questo? Per quanto ancora durerà? Come facciamo a tenere ogni pezzo insieme? Tutti temiamo un brutto finale.
