Capitolo 45

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Ian

Questa sì che è qualcosa che non avevo previsto.
-Sei impazzito? Che ci fai qui?-
Sulla soglia del vecchio edificio, con il cappotto bagnato per la fitta pioggia, si trova l'ultima persona che mi sarei aspettato di vedere. Una volta aperta la porta sembra che l'intera tempesta voglia entrare insieme a lui. E per qualche secondo i miei pensieri si mischiano al suono roboante del cielo alle sue spalle, risuonando nella mia testa.
-E se ti avessero seguito?- lo incalzo in una debole speranza di fargli cambiare idea e tornare a casa. Ma se è venuto a trovarmi al Blue Glass immagino che i motivi non siano tanto superficiali da lasciar perdere così in fretta. E in generale non mi sembra che i miei avvertimenti o pareri suscitino in lui qualsiasi tipo di ripensamento su una sua decisione.
-Signorino Ian, dubito che qualcuno si sia messo a seguire un vecchio cameriere. E comunque sono stato cauto-
-Immagino- borbotto ironicamente. Indietreggio e lo lascio entrare, anche se non capisco il motivo della sua visita, reputo più saggio farlo spostare dall'uscio che affaccia sulla stradina buia.
Sto per intimargli di non ignorare le mie domande, quando vedo il rapido mutamento della sua espressione. I suoi occhi scuri sono incollati al panno rosso che stringo in una mano e che mi ha macchiato il dorso dell'altra. Perfino con la fioca luce del locale riesco a vederlo sbiancare, tanto in fretta che per un attimo mi appare come uno spettro, con le occhiaie e il viso scavato dalle ombre.
-Non è mio- lo rassicuro prima che possa dare di matto: se di solito è bravo a mantenere un atteggiamento imperturbabile, questa sera sembra propenso a scattare per ogni piccola cosa. Non che la quantità di sangue sullo strofinaccio sia cosa da poco.
Fa un respiro di sollievo e lo vedo cercare con il braccio la parete come punto di appoggio.
Che gli prende?
Capisco di avergli fatto prendere un colpo, ma da quando è comparso mi dà l'impressione che qualcosa lo turbi particolarmente, senza contare la sua visita improvvisa.
-Di chi è quel sangue allora?-
-Ne parliamo dopo; vieni, è meglio scendere al locale, non mi va che si veda la luce accesa da fuori- e gli porgo il braccio per guidarlo giù per le strette scale che conducono al Blue Glass. Sebbene abbia fatto una smorfia con la bocca perché lo sto trattando come un vecchio, accetta senza aggiungere altro, nemmeno una battutina stizzita. Non deve essere molto a suo agio in un posto come questo: polveroso, sul punto di cadere a pezzi e immerso in un'oscurità che pare nasconderlo anche durante il giorno.
Lo osservo tornare a respirare con una certa regolarità solo una volta davanti al bancone, illuminato dalle lampadine a led che si riflettono sui bicchieri. Lo conduco in una stanza che ho adibito a mio studio, sfrattando il proprietario precedente. Ero ancora immerso nella perquisizione degli scaffali quando Brian ha bussato.
È una stanza piccola, probabilmente in precedenza era uno sgabuzzino delle scope. Ma lo spazio è sufficiente per permettermi di ritagliarmi un piccolo angolo in cui posso pensare senza essere disturbato.
Ne ho bisogno, se non voglio impazzire.

Sposto una pila di documenti da una sedia, così da permettergli di sedersi davanti alla scrivania.
-Allora, perché sei qui?-
-Non mi chiede come ho fatto a trovarla?- dopo aver preso posto si sistema la giacca con cura, liscia la stoffa con appena la punta delle dita.
Sospiro, so già come ha fatto.
Solo chi conosceva la strada poteva portarlo da me.
-Taglierò la lingua a Maverick la prossima volta che lo vedo-
È incredibile come sia sempre colpa sua.
-Non sia così severo con quel ragazzo, ha provato a mantenere il segreto-
Combatto la tentazione di poggiare i piedi sulla scrivania solo per infastidire l'uomo davanti a me.
-Provare non basta. L'ho messo alla prova e ha fallito. Ci farà ammazzare tutti un giorno- e mentre dalla mia bocca escono parole tanto dure, le mie mani ritrovano il tocco delicato dei guanti di pelle. Li avevo posati in un cassetto sotto la scrivania, solo per qualche minuto, giusto il tempo di risolvere una faccenda.
Brian era proprio l'ultima cosa che mi mancava per completare la serata.
Detesto quando le cose sfuggono al mio controllo.

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