Capitolo 39

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Drew

Mi ha incastrato.
Avrei dovuto capire di essere fregato nel momento in cui ho scorto i suoi capelli biondi nel corridoio.
-Non credevo che mi stessi aspettando-
Mi ero avvicinato incerto, sebbene durante la riunione non ci fosse stato alcun momento di imbarazzo tra noi, ero comunque indeciso su come comportarmi.
Su quale sarebbe stata la nostra prossima mossa. Perché qualsiasi fosse, l'avremmo fatta insieme.
O almeno, è quello che ho speranzosamente dedotto dal suo atteggiamento.
-Volevo rapirti dopo la riunione, ma Ian è stato più veloce- aveva ammesso con una scrollata di spalle.
-Qualcuno più veloce di te? Questo è piuttosto insolito-
-Diciamo che gliel'ho concesso solo perché mi ha messo a comando del tuo allenamento- e mentre lo diceva non riusciva proprio a levarsi quel sorrisino dal volto.
E nonostante mi avesse infastidito l'idea di Ian di costringermi a un allenamento, il pensiero di passare più tempo con Nicholas non fa altro che ronzarmi in testa.
-Allora, cosa dovrò aspettarmi?- mi ero appoggiato alla parete, guardandolo dall'alto.
-Non hai idea di quanto io possa essere autoritario- in risposta al mio gesto, anche lui si era lasciato andare contro il muro, incrociando le braccia in un buffo tentativo di sostenere le sue affermazioni.
Eravamo fin troppo vicini per sembrare due semplici ragazzi che parlano del più e del meno.
-È da quando ti conosco che ti chiamo "vostra grazia", ho un vago presentimento di quanto tu possa essere tirannico-
Già lo immaginavo a correre per il giardino a darmi ordini, mentre la sua pelle pallida si lasciava toccare dai raggi del sole.
E forse anche dalle mie mani.
In un attimo la mia mente aveva iniziato ad esplorare ogni angolo del giardino, ogni nicchia, ogni nascondiglio in cui avremmo potuto rifugiarci.
-Smettila di spogliarmi con gli occhi e inizia a farlo sul serio- le sue parole sarebbero state perfette per le mie fantasie, ma questa volta mi avevano riportato alla realtà.
Sono state il primo passo verso il baratro.
-Io non ho idea di come tu faccia a beccarmi ogni volta-
-Sarò pure cieco, ma tu non brilli per discrezione- mi aveva ribeccato sorridendo.
-Tu non sei da meno, Nick-
E dicendolo ho sentito le guance tingersi di rosso, in ricordo delle sue battutine durante la riunione. Credevo mi sarei sentito ancora più a disagio nel sentirlo parlare così apertamente del nostro rapporto, invece l'imbarazzo era lo stesso di quando ci ritroviamo da soli, ogni volta che le sue parole pizzicano tutti i miei punti deboli. La presenza di un pubblico, seppur minimo, quasi intimo, mi aveva turbato meno di quanto mi aspettassi.
-Essere sfacciato è uno dei miei tratti caratteriali migliori, non trovi?-
-Non posso che concordare- avevo esclamato prendendolo in giro, anche se in fondo era vero.
-Allora visto che sono sia tirannico che sfacciato, sarebbe coerente da parte mia se ti ordinassi di baciarmi?-
E tastando l'aria a tentoni la sua mano aveva raggiunto il mio braccio.
Avevo cercato di zittire quella quella voce che mi ricordava dove ci trovavamo e che avremmo potuto essere scoperti. È assurdo quanto possano essere spaventose le pareti addobbate di un corridoio. Mi avevano fatto sentire in trappola e a disagio, e baciare Nicholas in quel momento, nonostante lo avessi voluto, sembrava una follia.
I miei occhi continuavano a scattare da un lato all'altro in attesa di veder spuntare qualcuno a coglierci di sorpresa.
-Drew...- aveva sussurrato, forse riusciva a sentire il mio respiro affannato, più nervoso che eccitato.
Non avrei dovuto tentennare.
Continuavo a ripetermi che dovevo farlo, che non importava come mi sentissi, che tutto sarebbe passato non appena avrei toccato le sue labbra.
Ricordo di essermi avvicinato fino a poggiare la fronte sulla sua, al che sarebbe stato stupido non baciarlo, visto che ormai ci ritrovavamo talmente vicini che sarebbe stato impossibile fraintendere la situazione.
Eppure una parte di me continuava a trattenermi, ad impedire che mi lasciassi andare.
-Qual è il problema?- il suo sussurro era leggero e dolce, eppure potevo sentirne la sfumatura preoccupata.
-È che...- mi ero bloccato un attimo, fermo ad osservare il suo viso stretto tra le mie mani: sembrava così fragile, come se potessi distruggerlo da un momento all'altro.
E non volevo che le mie parole facessero questo.
-Puoi dirmi tutto, lo sai- continuava a incalzarmi, ma non desideravo altro che sfuggire dal suo sguardo. Nicholas riesce sempre a riflettere i sentimenti degli altri nei suoi occhi; scappare da lui è come scappare da se stessi.
-Ti senti mai come se ci fosse qualcuno a osservarti con una lente di ingrandimento ogni istante, ogni giorno? Come se un tuo passo falso potesse portare a conseguenze disastrose...-
Non riuscivo nemmeno ad esprimerlo in modo corretto.
Forse ho esagerato questo pomeriggio quando gli ho detto quelle cose. Forse avrei dovuto solo dirgli che non sono abituato alle effusioni in pubblico, che mi sento giudicato da chiunque possa passare di lì.
Forse se fosse stato così semplice lo avrei detto.
La verità è che la riunione mi ha dimostrato che mi importa molto poco che i compagni di Ian sappiano o meno della nostra relazione. Allora di chi mi preoccupo?
Dei domestici? Di mia madre? Delle persone del "mio" mondo?
Alcune volte il mondo di Ian non sembra reale, potrebbe essere questo il motivo per cui non mi importa che loro lo sappiano. Sono arrivati così in fretta, potrebbero sparire con la stessa rapidità. Io invece ho passato la maggior parte della mia vita circondato da chi lavora in questa casa e dai membri dell'alta società.

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