Alexa
-Sei sorda? Ti ho chiesto che ci fai qui-
Mi aspettavo un tono più irritato, quasi feroce. Come lui del resto.
La sua presenza, il suo modo di camminare, di guardarsi intorno, stonano con la stanza che ricordavo.
Chissà come deve essere sentirsi un estraneo nella propria camera, entrare e sentire che stai prendendo il posto di un altro.
Lui si avvicina a me, afferrandomi il polso in uno scatto fulmineo. Mi strattona verso di sé, irritato dal mio silenzio più che dalla mia presenza.
-Allora?-
Avevo previsto questa possibilità: l'essere beccata nella sua camera non é un problema troppo grande, non se riesco a giocarmela bene. Quello che mi preoccupa è il tempo che mi rimane per tornare senza che Jason si accorga che sono uscita.
-Avevo bisogno di un libro e sono venuta a prendermelo- alzo le spalle, so che il mio atteggiamento lo innervosirà presto.
-Guarda caso scegli il momento in cui non ci sono per introdurti nella mia camera- osserva con un sopracciglio alzato, non accenna a voler sciogliere la stretta attorno al mio polso. Stringe così forte che gli basterebbe poco per romperlo.
-Che posso farci? Dovevo pur trovare un modo per passare il tempo mentre voi siete tutti stati invitati a quella stupida riunione-
Gli unici tratti di personalità che sembra possedere sono la dedizione per la causa, il rigore e la totale abnegazione per gli ordini dei suoi superiori, ed é lì che ho intenzione di colpire.
-Sei invidiosa perché papino ti ha lasciata fuori?- é la prima volta che vedo nascere un lieve sorriso sul suo volto duro, perennemente contratto, tanto da far sparire quei lineamenti che lo rendevano bello.
Finalmente mi lascia andare, soddisfatto della nuova immagine che si è fatto di me: non mi ha mai visto come una minaccia, ma è da quando sono tornata che sento il suo sguardo gravarmi sulle spalle. Non sono io quella invidiosa, sta solo riflettendo i suoi sentimenti su di me; Ian dovrebbe aver scritto un appunto su questo da qualche parte nel suo quaderno.
-Sempre meglio di essere il suo cagnolino e seguirlo ovunque-
-Divertente detto da una che ha un collare molto più stretto del mio. É per questo che sei uscita adesso? Approfitti dell'assenza del tuo padrone?- serro le labbra per non cedere alle sue provocazioni. Va decisamente a mio vantaggio il fatto che creda che sia Jason a manipolarmi, mi rende ancora più irrilevante ai suoi occhi. Eppure detesto le sue parole, bruciano sulla mia pelle come se fossero state impresse con il fuoco. Io non devo dimostrargli nulla, la sua opinione su di me non ha alcun valore né conseguenze rilevanti per il mio piano. Ma é la seconda volta nell'arco di due ore in cui sono costretta a vestire panni che non mi appartengono, e che per di più odio in modo viscerale. La vecchia me freme per poter tornare in superficie, per agire in modo avventato ma sincero, e perché no, per morire a testa alta. So che è stupido, ma non mi sono mai sentita così vicina all'esplodere.
-A cosa stai pensando?- chiede sedendosi sul letto. Il fatto che si sia allontanato mi costringe a prendere un bel respiro profondo, consapevole che adesso sono veramente salva. Avevo individuato i suoi punti deboli, ma non potevo avere la certezza che avrebbe funzionato; solo Ian può vedere nei sentimenti una scienza esatta. Fino a quando l'ego di Adam sarà grande abbastanza da farlo sentire superiore a me, non dovrebbe esserci nulla da temere.
-A com'ero prima. Tu ci pensi mai?- non so perché gliel'ho detto, così come non ho idea di quale forza mi stia costringendo a rimanere qui insieme a lui. Potrei finire in guai seri se Jason scoprisse che gli ho mentito.
Ma per quanto cerchi fare forza con le gambe per tirarmi su, i miei muscoli si rifiutano di rispondere, e alzarmi sembra una possibilità assai lontana.
-No- la sua risposta è secca e repentina, come se non avesse nemmeno avuto bisogno di rifletterci su. É una risposta preparata.
-Bugiardo-
-Non sono debole come te-
-E allora perché hai tenuto tutti quei libri?-
La mia domanda echeggia un po' nella stanza, in sospeso.
Il suo silenzio non é abbastanza forte da riuscire a contrastare il colpo che gli ho appena inferto. E l'assenza di parole risuona debole, pronta per essere rotta. Devo aver trovato un altro punto sensibile.
I libri che tiene impilati nella libreria non sono suoi, nulla di quello che c'é nelle nostre camere é nostro. Per questo non ci sono chiavi e lucchetti che possano tenere gli altri lontani dalle nostre cose, perché non sono mai state nostre.
I ragazzi della Base non possiedono nulla.
Avrebbe potuto riportarli in biblioteca, consegnare i suoi appunti e progetti e far sparire tutto quello che considerava inutile.
-Alcune volte mi piace sfogliarli- ammette dopo un po'.
-Non li leggi?-
-Non capisco cosa c'é scritto- non osa incontrare il mio sguardo, sa già cosa vedrà dipinto sul mio viso. Compassione.
E non riesco a cacciare via questo sentimento, nemmeno ricordando di quella volta nel corridoio, dove mi ha costretto a giustiziare quelle persone. Anzi, più cerco di combatterla, più ritorna, forte e dirompente, pronta a farmi crollare.
Non sono pronta per questo discorso, adesso le domande che aleggiano nell'aria sono troppo pesanti perfino per me.
La paura è una motivazione sufficiente per rimettermi in piedi, pronta a scappare il prima possibile da questo luogo asfissiante. Sono finita nella testa di una persona che conoscevo, e vedere che le cose non sono più come le ricordavo é abbastanza per questa sera. Non voglio andare oltre.
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Progetto 27|| Broken Soul
Science Fiction[Terzo libro della trilogia "Progetto 27"] La nostra anima è ancora intatta dopo tutto questo? Per quanto ancora durerà? Come facciamo a tenere ogni pezzo insieme? Tutti temiamo un brutto finale.
