Jay vagava ormai da ore per le strade di Chicago.
Era così fuori di testa da non rendersi nemmeno conto di dove si trovasse di preciso e da non sapere dove stesse andando. Non aveva nessuna meta, nessun obiettivo.
Nemmeno la bufera, la pioggia, il freddo di quella notte erano riusciti a fermarlo.
Continuava a camminare in modo meccanico, ed era ormai bagnato fradicio.
Era chiaro che fosse sotto shock. La sua mente era come bloccata.
Si muoveva a testa bassa, non si guardava intorno. Essendo ancora notte non c'era un gran via vai di gente a piedi, ma soprattutto, per fortuna non passavano auto.
Continuava ad andare avanti, a passo incerto, tremante, ma senza battere ciglio.
Non si rese nemmeno conto quando le prime luci dell'alba iniziarono a mostrarsi ed un timido sole fece capolino tra le nuvole. Finalmente stava diventando giorno e le tenebre della notte erano oramai andate via.
Il detective era stanco, distrutto fisicamente, ma soprattutto emotivamente.
Suo fratello era morto, ed era stato lui la causa della sua dipartita, lui e i suoi maledetti incubi, lui ed il suo PTSD.
Pian piano, continuando a camminare arrivò ad un ponte e si affacciò da esso.
"A che serve continuare a vivere? Sarebbe meglio raggiungere Will." pensò nella sua mente.
Aveva deciso di farla finita, la sua vita non contava più nulla. Il dolore che provava era troppo, il senso di colpa lo stava divorando.
Si arrampicò, quindi, sulla ringhiera del ponte e dopo essere passato dall'altra parte rimase lì sul bordo per diverso tempo.
Un grande nodo in gola lo attanagliava, il suo corpo tremava, si sentiva così male. Il suo cuore batteva all'impazzata ormai nel suo petto ed il senso di colpa si faceva sempre più spazio dentro di lui.
Pensava che se si fosse buttato sarebbe finalmente tutto finito. Non si sarebbe più sentito in colpa, non avrebbe più dovuto soffrire, ma soprattutto non avrebbe più fatto del male a nessuno.
Purtroppo, però, era così vigliacco da non avere nemmeno il coraggio di buttarsi di sotto. Non aveva il coraggio di morire.
Con grossa difficoltà, rischiando di scivolare nel gelo della mattina, scese dal bordo su cui era salito e continuando a camminare si rintanò al di sotto del ponte, in una rientranza, nell'angolo più remoto, più nascosto e meno visibile.
Se non era riuscito ad uccidersi almeno si sarebbe potuto lasciare morite. Avrebbe ugualmente pagato per le proprie colpe. Avrebbe sofferto parecchio, ma alla fine sarebbe stato libero. Lì dove si trovava nessuno avrebbe potuto trovarlo.
Il giovane si accucciò raccogliendosi su sé stesso. Fu in quel nonento che si rese conto di come si sentisse. Ogni parte del suo corpo era gelida, dolente. Cercava di scaldarsi in qualche modo, poiché cominciava a sentire freddo, ma non percepiva tanto quello dovuto al tempo metereologico. Non era tanto l'essere bagnato fradicio la causa del suo tremore, bensì il gelo interiore dovuto alla solitudine ed alla sua sofferenza.
Sentiva le forze abbandonarlo sempre più, le energie erano al minimo, ridotte al lumicino. Non se la sentiva di combattere, era convinto che non ci fosse più nulla per cui farlo. Così si lasciò andare chiuse gli occhi e pian piano, con qualche lacrima che gli solcava il viso e si addormentò.
Le sue condizioni, ovviamente, non erano buone, era completamente disidratato, bagnato fradicio, e con il corpo già debilitato sarebbe stato semplice prendersi anche un malannom
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Reazione emotiva
AventureJay è impegnato in un caso che coinvolge l'uccisione di un suo collega dell'esercito, un ranger proprio come lui. Riuscirà a gestire la cosa rimanendo professionale? O qualcosa creerà in lui delle ripercussioni a livello fisico e psicologico?
