Capitolo 6

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Rachel stava tornando a casa dopo una lunga giornata trascorsa in spiaggia con Kiara. Aveva bisogno di distrarsi, di liberare la mente dai pensieri oscuri che l’avevano tormentata. Nonostante il conflitto con JJ e la preoccupazione per Rafe, il sole caldo e le risate delle sue amiche avevano allontanato per un po' l'ombra che si stava allungando sopra di lei.

Tuttavia, la tranquillità si spezzò bruscamente quando, mentre si avvicinava al suo molo, notò un’auto nera parcheggiata vicino alla sua barca. L’auto non sembrava familiare e la sua presenza la mise subito in allerta. Il cuore iniziò a batterle forte mentre si avvicinava lentamente, cercando di mantenere la calma.

C’era qualcosa di inquietante nell’aria, un presagio di pericolo che le fece accapponare la pelle. Decise di telefonare a JJ, ma il suo istinto le disse di non farlo. In quel momento, non voleva spaventarlo senza motivo.

Quando si avvicinò di più, notò che i finestrini dell’auto erano oscurati. Strinse il telefono in mano, pronta a correre se necessario. Ma prima di poter decidere, una figura emerse dall’auto, un ragazzo che riconobbe immediatamente. Era uno dei soci di Rafe, un tipo che aveva visto in giro per l’isola. Il suo viso era familiare, ma l’espressione che portava non prometteva nulla di buono.

"Rachel," disse lui con un sorriso sinistro. "Rafe non è qui, ma abbiamo bisogno di te."

Senza pensare, Rachel iniziò a indietreggiare, il suo cuore che le martellava nel petto. "Cosa volete da me? Dov'è Rafe?"

"Calmati. Non vogliamo farti del male. Ma dobbiamo parlarti. È una questione di vita o di morte," disse l’uomo, il suo tono improvvisamente serio.

"Chi sei?" chiese Rachel, facendo un passo indietro, cercando di allontanarsi.

A quel punto, un altro ragazzo emerse dall’ombra dell’auto. "Rafe ci ha mandato. Ha bisogno di te per risolvere una situazione," disse, avvicinandosi con calma, ma i suoi occhi tradivano una minaccia.

Rachel si sentì sopraffatta dall’ansia. "Non ho nulla a che fare con lui. Lasciatemi andare!" urlò, cercando di girarsi per scappare.

Ma prima che potesse muoversi, il primo ragazzo la afferrò per il braccio, stringendo la presa. "Non pensare nemmeno di andartene, Rachel. Rafe non può proteggerti da questo. È più grande di lui."

Un brivido di paura le percorse la schiena. "Che cosa intendete dire?" chiese, la voce tremante.

"Ci sono persone che non vogliono che Rafe si allontani. E se non fai quello che ti diciamo, saranno guai per te. Dobbiamo mandarti un messaggio," disse l’altro ragazzo, il sorriso scomparso dal volto.

In quel momento, il terrore la invase. Rafe l’aveva avvertita del pericolo, ma non pensava che le cose potessero diventare così gravi. "Non voglio essere coinvolta in questo," implorò, cercando di liberarsi dalla loro presa.

"Lo sai, non hai scelta," disse il primo ragazzo, mentre l’altro si avvicinava sempre di più. "Torna a casa, e avvisa Rafe di farsi avanti se non vuole che ti succeda qualcosa."

Rachel si sentì sopraffatta dall’ansia. "Lasciatemi andare!" urlò di nuovo, ora disperata.

Fu allora che, con un colpo improvviso, il ragazzo la spinse verso l'auto. Rachel sentì l'adrenalina pompare nelle vene. In quel momento, non pensò a nient'altro se non a scappare. Con una mossa veloce, si liberò dalla presa del ragazzo, colpendolo al fianco e correndo a perdifiato verso la spiaggia.

Le onde si infrangevano rumorosamente sulla riva, ma non si fermò. La paura la spingeva a correre più veloce, il cuore che batteva all'impazzata. "Devi farcela, devi farcela," si ripeteva mentre sentiva le urla dei ragazzi dietro di lei.

Finalmente, raggiunse il molo. "JJ!" urlò, sperando che il fratello fosse lì. Si voltò per vedere i ragazzi che la inseguivano, la determinazione nei loro sguardi. "JJ, aiuto!"

Ma non c’era risposta. Guardò in giro, cercando disperatamente un modo per salvarsi. L’auto era ormai vicina, e il panico si stava impadronendo di lei. Non poteva permettere che la raggiungessero.

Con un ultimo sforzo, si gettò verso la barca. "Dai, dai, dai!" si incoraggiò mentre cercava di avviarla. Le mani tremavano mentre cercava di accendere il motore, il rumore del mare che si faceva sempre più forte.

Proprio quando il motore cominciò a rombare, sentì una mano afferrarle la spalla. Si voltò di scatto, colpendo l'aggressore con un pugno. "Lasciami in pace!" urlò, mentre il motore della barca ruggiva.

Finalmente, riuscì a liberarsi e a girare la chiave. Con un colpo di gas, la barca partì, allontanandosi dal molo e dalla minaccia incombente. Il cuore le batteva all'impazzata mentre si allontanava dalla riva. Ma sapeva che questo era solo l'inizio.

Non era solo in pericolo: anche Rafe lo era. E doveva avvertirlo. Sulla barca, si sentiva vulnerabile e spaventata, ma sapeva di dover tornare da lui, di doverlo avvertire del pericolo che stava per abbattere su di loro. La situazione si stava facendo sempre più seria e, se volevano salvarsi, avrebbero dovuto affrontare la verità. Ma la sua vita era in pericolo e, cosa ancora più importante, quella di Rafe.

Mentre navigava verso l’oscurità, la sua mente si affollava di pensieri. La paura non l'avrebbe fermata; avrebbe combattuto per Rafe e per se stessa, costi quel che costi.

Senza Preavviso. -RafeLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora