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"Non andare? E che cazzo dovrei fare?"
Misi le mani sulle ginocchia per regolarizzare il fiato e il battito che non sapevo per quale motivo avevano iniziato ad accelerare senza motivo.
"Restare, non so, abbiamo appena scopato"

"Hai detto bene scopato, non c'erano sentimenti"
Qualcosa si era appena rotto.
Un rumore come quando butti a terra un piatto, un bicchiere.
Ma era Max che aveva gettato i miei sentimenti nel cesso.
Lo guardai la vista si faceva offuscata ma non potevo piangere.
Non davanti a lui.
Fai l'uomo.
Sei un debole del cazzo.
No non ero debole, era lui una testa di cazzo, era lui, io no.. ero io il problema?

"Mi fai schifo cazzo..."
Non era vero.
Lo amavo. Amore? Sentimento troppo grande, neanche in tre anni di relazione con Charlotte provavo amore verso di lei.
L'amore era ciò che provavo per papà, per Jules per la mia famiglia.
Per Monaco. Per Pierre.
Non per lui.
Mi aveva soltanto preso per il culo.
Mi avvicinai piano al portico dove era lui immobile, i suoi occhi mi trafiggevano ogni passo dí più come se non volessero che oltrepassassi la distanza che ormai avevo passato.
"Io- Tu mi piaci"
Lo avevo detto, le mie parole erano uscite dalle mie labbra, lo avevo detto ad alta voce.
Dopo anni di odio, dopo quest'estate io provavo qualcosa per lui, e pensavo pure da parte sua ci fosse qualcosa. Ma evidentemente mi sbagliavo.
"Non dire mai più una cosa del genere" Detto questo uscì dalla porta.

***

Ero uscito dall'appartamento della persona che mi aveva appena dichiarato i sentimenti.
O almeno ci stava provando da settimane ma io facevo finta di non sentire mai veramente.
Non poteva innamorarsi di me.
Lo avrei ferito. Anzi.
Lo avevo già ferito.
Era soltanto per il suo bene però, lo sapeva dall'inizio a cosa andava incontro.
Ero un grandissimo stronzo.
Entrai nella villa numero 1, come il mio numero di gara.
Mi mancava la formula 1, per molti le vacanze erano fondamentali per staccare per me le vacanze erano quel qualcosa di veramente inutile.
Amavo correre. Era la mia vita, la mia aria e adesso non stavo respirando.

"Com'è andata stasera?" Si avvicinò al mio letto Daniel con il solito sorriso che un po' mi tirava su.
"Ho rovinato tutto, ma l'ho fatto per lui" Ricevetti una pacca sulla schiena, Daniel mi capiva veramente, e non mi avrebbe giudicato per il mio comportamento a menefreghista.
Poggiai la testa sul cuscino, cercando di chiudere occhio.

***

"Tu non lo pensare nemmeno a quel grandissimo pezzo di merda" Gridò Pierre mentre gironzolava per la stanza senza riuscir a stare fermo.
Kika mi baciò la fronte mettendosi sul letto.
"Lui non ti merita, lo sai"
Mi accarezzava il braccio nudo, io annuivo ma le lacrime mi impedivano di rispondere a entrambi.
"Ho soltanto detestato il fatto che se ne sia andato e dopo mi abbia detto -non dirlo mai più-"
Pierre si era passato la mano sulle tempie per la 200esima volta al secondo, non trovando calma in nessuna delle mie parole o in nessuno dei miei comportamenti.
"Non c'è altra opzione che sparargli no?"
Kika rise insieme a me, "Non capisco solo come faccia ad essere così insensibile ai sentimenti"

"Forse perché ha paura?" Propose Kika ma nessuno volle ascoltare quell'opzione al momento.
"Aspetta che lo sappia Carlos" Disse Pierre ridendo, lo spagnolo non l'avrebbe sicuramente presa bene.
"Senti tu riposati, noi siamo giù finché non ti addormenti" Mi abbracciarono entrambi chiudendo la porta.
La camera era buia, come piaceva a me.
Per riflettere avevo bisogno del buio, ero solo io e i miei pensieri.
Solo io a ripensare alle mie azioni di cui sinceramente non mi pentivo nemmeno un poco.
Lo amavo? Non lo sapevo.
Mi piaceva? Indubbiamente.
A lui piacevo? A quanto sembrava no.
Charles sei un illuso del cazzo.
Perché a me queste situazioni.

Autrice:
Cortino? Si
Domani spero di darvi altri capitoli visto che vi sta piacendo la storia, leggo tutti i commenti quindi se volete scrivete.
Grazie davvero.

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