Capitolo 46

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Costanza era euforica ed era già arrivata al terzo calice di vino, io indugiavo ancora sul primo nonostante mi sentissi molto accaldata

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Costanza era euforica ed era già arrivata al terzo calice di vino, io indugiavo ancora sul primo nonostante mi sentissi molto accaldata.

Eravamo comodamente abbandonate su un paio di pile di cuscini mentre ammiravamo la pira che ancora bruciava al centro della radura. C'era un'atmosfera strana, un chiacchiericcio e risate confuse. Anche i professori e la preside si erano lasciati andare, a parte Ulfari che vegliava come un falco su tutti noi.

"È stato un peccato dare fuoco a quei bellissimi rami coi fiori." Commentai mentre tenevo gli occhi fissi sul fuoco. Tra le mani continuavo a rigirare il calice di vino senza decidermi a berlo.

"Purtroppo è il rituale. Simbolo di rinascita e cose di questo genere..." borbottò, scolandosi l'ennesimo bicchiere. Afferrò la caraffa che aveva sottratto a una delle tavolate ricolme alle nostre spalle, e si riempì di nuovo il calice. Io sorrisi, ma non mi permisi di fermarla.

Giulia e Manfrit stavano venendo verso di noi, entrambi con un calice di vino a testa. Sembravano entrambi sorridenti e stavano sicuramente commentando qualcosa della serata. Il Lupo, quando arrivò in nostra prossimità, puntò le iridi scure subito su Costanza.

"Sei stata magnifica." Borbottò e quel commento banale mi sorprese detto da uno che aveva sempre la battuta pronta.

Costanza sorrise e vidi le sue guance arrossarsi, e non per il vino. Giulia si accomodò accanto a Costanza e mi lanciò un'occhiata allusiva.

"Manfrit, perché non ti unisci a noi?" chiesi, indicandogli lo spazio libero sul tappeto. "Se non ho capito male questa prova spetta solo ai quattro camfi."

Il Lupo annuì e, senza farsi pregare oltre, prese posto dove gli avevo indicato, ovvero tra Costanza e Giulia. Tutti e quattro, quasi in contemporanea, portammo alle labbra i nostri calici e buttammo giù un bel sorso di vino, nella speranza di scioglierci un po'.

Non ero abituata a bere e temevo che mi facesse perdere lucidità. E io dovevo assolutamente rimanere lucida, il mio corpo mi aveva già tradita abbastanza.

"Ho accompagnato Arechi a prendere la cavalla nella stalla e mi sembrava molto soddisfatto del risultato." Mi lanciò un'occhiata da sopra la spalla di Costanza con un lieve ghigno a piegargli le labbra.

Mi limitai a inarcare un sopracciglio e poi gli rifilai lo stesso servizio.

"La migliore è stata Costanza, ha decorato la criniera del suo Cane in maniera impeccabile. Sono sicura che il suo camfio sarà molto contento di cavalcarla." Sogghignai e lui rise.

Aveva colto la mia frecciatina e aveva incassato con stile. Gli vidi rivolgere gli occhi proprio su Costanza ed entrambi si guardarono a lungo, quel silenzio valeva più di mille parole.

"Posso intrecciare i tuoi capelli se vuoi." Scherzò bonariamente Costanza ed entrambi si sorrisero. Manfrit si accostò con delicatezza alla mia amica e si limitarono a stare spalla contro spalla. La delicatezza di quel gesto mi fece stringere il cuore.

FOEDUS • IL MARCHIO DELLA JANARALa tua prossima ossessione. Scoprilo ora