FANTASY ROMANCE - LIBRO I COMPLETO (IN COSTANTE REVISIONE!)
Napoli, 1821.
Nel ventre della città, sotto la superficie, si nasconde un'Accademia che forma streghe e guerrieri da sempre impegnati nella faida contro i seguaci del culto micaelico.
Azari...
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Brando era stato dimesso dall'infermeria e ora riposava sereno nel letto della sua stanza. Ero riuscita a entrarvi intercettando l'uscita di Matilde, appena passata per lasciargli un infuso calmante sul comodino. Mi aveva avvisata che l'Orso stava riposando e così mi ero accomodata sulla sedia, accucciandomi col busto su parte del letto. Una posizione non propriamente comoda ma che mi permetteva di osservare il viso del longobardo che riposava profondamente.
Avevo lo stomaco che mi si contorceva per i sensi di colpa ma sapevo bene che rimandare l'inevitabile avrebbe solo peggiorato le cose. I pensieri mi avevano tormentato per tutta la notte impedendomi di riposare. Una costante oramai.
L'unica cosa che potevo fare era cercare di districare quelle emozioni, smettendo una volta per tutte di tenermele per me. Non era servito a molto farlo con il Lupo. Alla fine avevo ceduto e ammettere, a me stessa e a lui, che lo desideravo era stato un sollievo inaspettato che mi aveva aiutato a rilassarmi completamente tra le sue mani.
Brando sospirò durante il sonno e il mio cuore ebbe un sussulto. Seguii il suo profilo con gli occhi, la mandibola squadrata, qualche ciuffo biondo cenere che gli ricadeva sulla fronte, gli occhi delicatamente socchiusi. Perché quel bellissimo e gentile uomo non mi bastava? Perché il rispetto che mi aveva mostrato non era servito a lasciarmi andare?
Brando era entrato gradualmente nel mio cuore e mi aveva capita quando ero chiusa nel mio dolore, eppure... eppure...
I suoi occhi si aprirono con lentezza e le narici si dilatarono per un attimo: mi aveva fiutata e un accenno di sorriso gli piegò le labbra.
"Questo sì che è un dolce risveglio. Temevo di trovare di nuovo quel muso odioso di Nulden." La sua ironia mi fece sorridere e d'istinto tornai a sollevare la schiena, allungando una mano per stringere la sua.
"Scommetto che viene qui solo per ironizzare sulla tua sorte." Commentai divertita, il Cinghiale adorava sguazzare nelle difficoltà altrui. "Ma ha ben poco da gioire perché ti vedo in gran forma."
Ci fu un momento di silenzio in cui a parlare furono solo i nostri sguardi. Lui sembrava davvero a disagio e fece per sollevarsi dalla posizione semi distesa in cui si trovava. Poggiò la schiena contro la spalliera del letto e il lenzuolo che lo copriva scivolò in basso, scoprendo il suo addome nudo.
"Purtroppo sì, io sto bene." Deglutì e si fissò con durezza i palmi delle mani. "Silvia è ancora in infermeria con le ferite che io le ho inferto."
"Brando..." distesi la mano sperando la stringesse, invece si voltò a guardarmi con occhi carichi di sconforto.
"Hai avuto paura di me, vero?"
"No."
Sì. Ne avevo avuta. Ma l'istinto di mentire e alleviare la sua pena ebbe il sopravvento.
Quello che avevo visto non era altro che un assaggio di quello che noi janare avremmo dovuto affrontare ogni qual volta un nostro camfio avesse perso il controllo del lato bestiale. Rabbrividii.