FANTASY ROMANCE - LIBRO I COMPLETO (IN COSTANTE REVISIONE!)
Napoli, 1821.
Nel ventre della città, sotto la superficie, si nasconde un'Accademia che forma streghe e guerrieri da sempre impegnati nella faida contro i seguaci del culto micaelico.
Azari...
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Dovevo essermi rimbecillito. Non c'era altra spiegazione.
Le avevo promesso che avremmo affrontato tutto quello che sarebbe stato insieme e non ero stato capace di mantenere la parola data. Era entrata, completamente sola, in quelle acque scure, la cui superficie, ora, mi ritrovavo a fissare con disperazione.
Avevo visto il suo corpo inabissarsi all'improvviso e scomparire sotto i miei stessi occhi e, solo la presa ferrea di Ulfari, mi aveva impedito di gettarmi in acqua e seguirla. Mi ero dimenato, avevo urlato e sbraitato contro ciascuno di loro, ma non era servito.
La mano del mio professore e mentore era ancora ben salda sulla mia spalla, pronta a trattenermi nel caso ce ne fosse nuovamente bisogno. Non riuscivo a fare altro che fissare l'acqua nella speranza di cogliere un suo mutamento, un'increspatura, un'ombra. E, invece, tutto era immobile e piatto, come se quel lago non avesse appena inghiottito una persona.
Cercai le risposte dentro di me, attraverso il nostro legame, ma dall'altro lato non proveniva alcun impulso né alcun tipo di emozione. Non mi era concesso neanche sapere se stesse bene, se avesse paura. L'impotenza mi tormentava, saperla lì, a pochi passi da me, e non poterla raggiungere mi stava distruggendo. Guardavo il profilo della veggente, intenta a fissare il lago, come tutti noi, e aspettavo che si decidesse a comunicarci qualcosa su come stesse procedendo l'iniziazione. Invece, taceva, rendendo l'attesa ancora più opprimente e il mio cuore ancora più rabbioso.
"Lei non sa nuotare." Mi ritrovai a mormorare, come un perfetto folle. "Lei non sa nuotare."
Ulfari dovette sentire le mie parole perché la stretta della sua mano si fece più forte, cercando di infondermi coraggio. Sott'occhio notai che rivolse il viso verso di me, e, prima di parlare, sospirò.
"Cerca di darti un contegno, ragazzo." Era tipico di lui cercare di insinuare un po' di buonsenso nella mia rabbia sregolata. "Così non le sarai di nessun aiuto."
"Avrà paura lì sotto." Aggiunsi, continuando a dare sfogo ai miei pensieri e all'impotenza che mi stava opprimendo.
Ulfari si arrese. Lo capii dal sospiro pesante a cui si lasciò andare; poi, anche i suoi occhi si indirizzarono di nuovo sulle acque scure e immobili del lago. Non avevo mai provato così tanta angoscia.
Mi ritrovai a fiutare l'aria nella speranza di percepirla. L'ennesima reazione folle e inutile. Il suo odore proveniva solo dalla mia mano, quella che aveva stretto per rassicurarmi. Quella che ora mi bruciava, come se avessi subito un'ustione. Si era fatta forza sapendomi lì ad aspettarla. Le era bastato davvero così poco? Mi ritrovai a scuotere il capo con incredulità.
L'avrei aspettata. Avrei aspettato anche per tutta la vita. Avrei aspettato anche fino a morire di stenti, su questa dannata riva, fissando quel dannato lago, pur di vederla emergere di nuovo.