FANTASY ROMANCE - LIBRO I COMPLETO (IN COSTANTE REVISIONE!)
Napoli, 1821.
Nel ventre della città, sotto la superficie, si nasconde un'Accademia che forma streghe e guerrieri da sempre impegnati nella faida contro i seguaci del culto micaelico.
Azari...
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Azaria dormiva nel mio letto, avvolta in una coperta pesante e con i lineamenti sereni. Le domestiche l'avevano lavata e asciugata, sbarazzandosi della camicia da notte bagnata per sostituirla con una presa dal guardaroba di mia madre.
Avevo provato a riposare accanto a lei. Volevo assicurarmi che stesse bene e che non si svegliasse nel cuore della notte senza riconoscere il luogo che la circondava. Ma non aveva ancora dato segno di volersi svegliare e io avevo continuato a rigirarmi nel letto senza trovare pace.
Per quanto ci provassi, scacciare la paura che mi opprimeva il petto era complicato. Il respiro di Azaria era migliorato da quando il suo corpo aveva ripreso calore, ma temevo che nel momento in cui avesse riaperto gli occhi, li avrei trovati di nuovo bianchi, insozzati dalla presenza della Dea.
Riacquisita la lucidità, anche io avevo fatto un bagno caldo per eliminare l'odore stagnante delle acque del lago e gli indumenti sporchi. Ne avevo indossati di puliti, un pantalone e una camicia che non avevo abbottonato. Ero abituato a dormire con niente addosso, ma la presenza di Azaria mi costringeva a una certa etichetta. Non volevo farla infuriare subito dopo aver ripreso conoscenza.
Tutte le mie accortezze erano state vane, come vano era il mio tentativo di provare a riposare. Per questo avevo lasciato il letto e avevo preferito fissare, attraverso il vetro del balcone, la strada silenziosa su cui la mia stanza si affacciava.
Pensavo alle cose che non le avevo detto e a quelle che non avevo fatto. Mi ero sacrificato per diventare il miglior guerriero dell'Accademia, per ottenere lo stesso rispetto che aveva avuto mio padre all'interno del Consiglio, per diventare una guida e un capo da seguire con piacere, e avevo perso completamente il senno per una ragazzina.
Un fruscio di coperte mi fece sussultare il cuore. Era lei. Si stava svegliando da quel lungo sonno e io mi limitavo a seguirne i movimenti solo attraverso l'udito. Non avevo il coraggio di guardarla. Temevo di vedere ancora gli occhi di Ecate al posto dei suoi.
"Arechi?" la sua voce, impastata dal sonno, mi sembrò stanca.
"Sì." Abbassai lo sguardo, fissando un punto indefinito dinanzi a me. Guardavo senza vedere perché tutti i miei sensi erano rivolti a lei. "Sono qui."
Ci fu un attimo di esitazione e di silenzio. Il cuore mi batteva forte mentre fiutavo timidamente l'aria. Il suo profumo era lì, né il lago né l'esperienza infernale lo avevano contaminato.
"Dove ci troviamo?"
"Non preoccuparti, sei al sicuro." Le dissi subito. "Questa è la mia camera da letto nella casa in superficie."
Insistevo nel mostrarle il mio profilo, resistendo al desiderio di guardarla in viso e a quello di abbracciarla che mi faceva prudere le mani. Ci fu un altro momento di silenzio.
"Perché sei vicino alla finestra?" mormorò e nel tono della sua voce riuscii a sentirne il dispiacere.
Ruotai il capo con timore per cercare il suo sguardo. I suoi grandi occhi neri erano lì, esattamente come li ricordavo, luminosi ed espressivi. Bellissimi anche nella piena oscurità.