Capitolo 56

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Purtroppo la serata non era andata come l'avevo immaginata, e la mia euforia notturna si era spenta e trasformata in un nuovo attacco di panico che mi aveva impedito di andare oltre i miei soliti limiti

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Purtroppo la serata non era andata come l'avevo immaginata, e la mia euforia notturna si era spenta e trasformata in un nuovo attacco di panico che mi aveva impedito di andare oltre i miei soliti limiti. Per lo meno Brando aveva ancora voglia di scherzare quando mi salutò dicendo che avrebbe continuato a giocare con il mio punto debole: Silvia.

Con quella consapevolezza mi ero presentata nella cupa aula di incantesimi, consapevole di dover tirare fuori la parte più grintosa di me per proseguire con gli esercizi che Aurona e Hermelinda volevano eseguissi.

Assodato che ormai avevo assimilato bene l'incantesimo di guarigione e quello di difesa, almeno nella teoria, dovevo puntare sulla gestione del mio fuoco.

Avevano sistemato un manichino di paglia a diversi metri da me e spingevano affinché mettessi alla prova le mie capacità, dopo quello che era successo durante la missione al Castello. Non ne avevo la forza, mi sentivo troppo agitata. Fino ad ora ero riuscita ad accumulare le fiamme solo nelle mani o sulla punta delle dita, ma mai a liberarlo fuori dal corpo.

"Cerca di fare leva sulle tue emozioni. Cosa ti ha spinto a colpire quella maledizione?" mi chiese Aurona, nel tentativo di placare il mio nervosismo.

L'odio. Pensai io. Le parole di Arechi avevano fatto leva sulla mia rabbia, sui torti che i miei genitori mi avevano fatto, sull'orrore che avevo provato per me stessa, quando avevo creduto che non fossi altro che un mostro.

Fissai gli occhi sul manichino e cercai con tutta me stessa di far leva su quei sentimenti: rancore e disprezzo. Mi sembrò tremendo e sbagliato. Non volevo associare l'utilizzo delle mie fiamme solo a sensazioni negative, ma sapevo che, attualmente, era l'unico modo per lasciarle uscire.

Stavo grondando sudore. Avevo lasciato il canale del mio potere aperto per troppo tempo senza riuscire a sfogarlo e il mio corpo si era surriscaldato. Sentivo il fuoco scorrermi come sangue nelle vene, raggiungendo ogni articolazione, ogni muscolo, ogni parte di me. Goccioline di sudore scendevano lungo le tempie e la frangetta si era appiccicata alla fronte.

Tesi le mani davanti a me e provai ad accumulare il potere sulla punta delle dita o, per lo meno, tentavo di indirizzarlo lì per riuscire a disperderlo. Boccheggiavo e le mani mi tremavano leggermente.

"Credo che dovremmo fare una pausa." sentenziò Hermelinda.

"Non ancora." disse gelida Aurona, incrociando le braccia sotto il seno.

Io non osavo rivolgere loro neanche uno sguardo. Ero assorta nel mio compito e bruciata dalle fiamme. Desideravo con tutta me stessa lasciarle uscire e colpire quel dannato manichino. Ricordai come mi ero sentita tradita nel sentire la conversazione dei miei genitori. L' odio e il disgusto che provavano per me. Gli occhi rabbiosi di mia madre quando l'avevo incontrata sulle scale della chiesa.

Mi si fecero gli occhi lucidi e non sapevo se ciò fosse dovuto all'esposizione al calore o al dolore che mi stringeva il cuore.

Urlai la mia rabbia. La urlai letteralmente, dando sfogo a tutto quello che tenevo accumulato dentro di me, compresa la frustrazione dell'ultimo periodo. Tutto quel dolore, tutte quelle mancanze, erano il frutto di quella che mi avevano convinta dovessi essere. Sentivo la potenza del fuoco ripercorrermi interamente e addensarsi nel palmo della mia mano che prese a brillare di quella familiare luce dorata. Un getto di fuoco si sprigionò all'esterno e le fiamme mi riscaldarono il viso mentre avvolgevano completamente il manichino di paglia che, non solo bruciò, ma in pochi istanti non divenne altro che un tizzone ardente e poi cenere.

FOEDUS • IL MARCHIO DELLA JANARALa tua prossima ossessione. Scoprilo ora