FANTASY ROMANCE - LIBRO I COMPLETO (IN COSTANTE REVISIONE!)
Napoli, 1821.
Nel ventre della città, sotto la superficie, si nasconde un'Accademia che forma streghe e guerrieri da sempre impegnati nella faida contro i seguaci del culto micaelico.
Azari...
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Dell'Arechi con cui avevo parlato quella mattina non c'era più traccia. Mi aveva accolto in palestra, sin dal principio, con un sorriso furbo che gli era rimasto stampato sul viso ad ogni mio attacco e ad ogni mia caduta.
Neanche ci ero riuscita ad avvicinarmi alla sua faccia. Di tanto in tanto mi dava l'illusione che ce la stessi per fare, pochi centimetri e lo avrei colpito e, invece, a colpirmi era lui o semplicemente parava la mia azione con una disinvoltura invidiabile.
Nel giro di mezz'ora ero già senza fiato, ma continuai ad attaccarlo in modo assolutamente scoordinato, cosa che lo divertiva alquanto perché gli permetteva di canzonarmi. La sua pratica preferita.
Non mi persi mai d'animo, nonostante la stanchezza che sentivo nella muscolatura e nelle ossa dopo ogni caduta. Ero in piedi a fissarlo e lui faceva lo stesso. Eravamo entrambi sudati. La sua casacca chiara aderiva completamente all'addome scolpito e alla schiena, lasciando veramente poco all'immaginazione. La stessa cosa valeva per me ma, per fortuna, avevo preso l'abitudine di fasciare il seno con ampie fasce nella speranza di camuffarlo in queste occasioni. Arechi non sembrava comunque farci particolarmente caso. La sua attenzione era rivolta solo al nostro allenamento e questo mi permetteva di sentirmi del tutto a mio agio, nonostante le circostanze.
Cercai di riprendere fiato mentre lo osservavo. Ci giravamo lentamente intorno sul tappeto, entrambi tenendo le mani dinanzi al corpo per parare eventuali nuovi attacchi. Io cercavo un punto debole su cui mirare, lui forse uno dove potesse non ammazzarmi.
Fui io a scattare in avanti. Mi bilanciai su un piede per poter sollevare l'altra gamba e assestargli un calcio all'altezza del costato scoperto. Arechi, ovviamente, non si fece trovare impreparato. Imprigionò la mia gamba col braccio, stringendola contro il suo corpo in modo da impedirmi di riportarla a terra. Un movimento che mi fece sbilanciare, motivo per cui vidi solo all'ultimo arrivare il suo pugno con la mano libera. Cercai di parare e ci riuscii mentre ancora provavo a mantenere l'equilibrio. Per farlo, mi aggrappai al suo collo nel tentativo di trascinarlo con me nella caduta. Riuscii nel mio intento e mentre i nostri corpi si piegavano in avanti verso il pavimento, provai a sollevare la gamba su cui mi ero tenuta fino a quell'istante, per circondargli il collo e bloccarlo contro il pavimento.
Fu un tentativo vano: era troppo alto e io troppo lenta. Mi spinse con forza contro il tappeto e la mia schiena ebbe l'ennesimo colpo potente. Come se non bastasse, ero prigioniera sotto di lui che con una mano mi teneva la gamba e l'altra mi spingeva la spalla contro il pavimento, impedendomi di alzarmi. Guidata dall'istinto di sopravvivenza caricai un pugno con l'unico braccio che riuscivo ancora a muovere. Prima che lui potesse risistemarsi sopra di me e bloccarmi totalmente gli arti, gli assestai un pugno sullo zigomo con tutta la forza che riuscii a infondergli.
Sentii la pelle sotto le nocche dure e il dolore lancinante che provai mi sorprese, eppure ci ero riuscita. Arechi non riuscì a evitarlo e vidi il suo viso seguire l'andamento del mio pugno e ruotare di lato. Il Lupo mollò subito la presa, non solo sulla mia spalla, ma anche sulla gamba, e si lasciò rotolare sul tappeto, accanto a me.