FANTASY ROMANCE - LIBRO I COMPLETO (IN COSTANTE REVISIONE!)
Napoli, 1821.
Nel ventre della città, sotto la superficie, si nasconde un'Accademia che forma streghe e guerrieri da sempre impegnati nella faida contro i seguaci del culto micaelico.
Azari...
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Le giornate successive le trascorsi sfoggiando falsi sorrisi e un'espressione di assoluta imperturbabilità. Le occhiate, i risolini, i commenti, continuavano e io non riuscivo a non farci caso. Era il motivo per cui la notte, avvolta nelle coperte, mi lasciavo andare ad un pianto disperato. Mi sentivo costantemente umiliata e il mio orgoglio ferito cercavo di risanarlo negli allenamenti mattutini.
Avevo ripreso ad esercitarmi con Giulia, come mi aveva promesso, e scaricavo ogni frustrazione su di lei che riusciva comunque a respingere i miei assalti furibondi. Ero così arrabbiata che i miei movimenti risultavano spesso scoordinati ma la mia amica non me lo fece notare mai. Le bastava che io fossi lì a dare prova di me stessa.
Quello che mi turbava, e che mi fece entrare in paranoia, fu la costante presenza dei membri del branco ovunque andassi. Me ne resi conto una mattina a colazione: un Lupo era nella mensa; uno immediatamente all'esterno di essa, ad aspettare che uscissi. In un'altra occasione avevo incontrato un paio di loro fuori dalla palestra o fuori dalla galleria che conduceva all'aula dove mi esercitavo con la magia.
Mi sentivo costantemente osservata e anche un po' folle a pensare che quei ragazzi fossero lì per me, per sorvegliarmi. Non avrebbe avuto alcun senso e, invece, mi sbagliavo.
Quel pomeriggio, uscendo velocemente dalla stanza, dove ero tornata perché avevo dimenticato una serie di pergamene per la lezione di pozioni, mi imbattei in Manfrit che sostava, indolentemente, dall'altro lato dello stretto cunicolo che conduceva al dormitorio femminile.
Mi fermai di colpo a guardarlo e lui fissò me di rimando. Lo fece in una maniera guardinga, sospettosa, come se temesse che potessi iniziare ad urlare da un momento all'altro o scagliargli qualcosa addosso. Invece, mi limitai a guardarmi intorno per assicurarmi che fossimo soli e, a quel punto, mi avvicinai a lui.
Gli mostrai un'espressione indignata e rabbiosa quando lo guardai dritto negli occhi.
"Tu e i tuoi scagnozzi dovete smetterla di seguirmi." Riuscii a stento a trattenere la rabbia che mi formicolava nelle dita.
Manfrit inarcò le sopracciglia e soppesò il mio tono di voce, le mie parole e il mio sguardo. Forse, era indeciso se mentire spudoratamente oppure rivelarsi. Alla fine fu quello che fece.
"Quindi, ti sei accorta di tutto." Disse divertito, grattandosi nervosamente la nuca. "Mi dispiace che ti abbia dato fastidio, è giusto per precauzione."
"Certo che me ne sono accorta. Siete in ogni angolo dell'Accademia e lo trovo insopportabile." Assottigliai lo sguardo. "Soprattutto non ne capisco assolutamente il motivo." Fui gelida e, anche se Manfrit mi era sempre stato simpatico, lo guardai con aria scostante.
"Arechi ti aspetta ogni giorno nell'aula dove fate lezione, ma fino ad ora non ti sei mai presentata." Quelle parole mi strinsero il cuore in una morsa e, per un istante, il mio volto rabbioso ebbe un cedimento. Solo per un attimo. "È preoccupato per te."