Capitolo 63

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Avevo dolore a ogni muscolo

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Avevo dolore a ogni muscolo. Arechi c'era andato giù pesante con me. Avevamo combattuto corpo a corpo senza permetterci un solo momento di pausa e, per tutto il tempo, aveva mostrato un viso teso e determinato.

Ero caduta così tante volte e in così tanti modi da averne perso il conto e, ogni volta, lui aveva insistito perché mi rimettessi subito in piedi per riprendere l'allenamento. Così, quando alla fine annunciò che la lezione poteva dirsi conclusa, mi ero abbandonata mollemente sul pavimento, con gli occhi rivolti al soffitto.

Cercavo di riprendere fiato e di ritrovare abbastanza energie per recuperare le mie cose e raggiungere i bagni femminili. La casacca che indossavo era completamente bagnata di sudore e mi si appiccicava addosso come una seconda pelle. Ma, almeno, non ero l'unica in quelle condizioni.

Lanciai un'occhiata ad Arechi, ruotando appena il capo. Era fuori dal tappeto e aveva appoggiato la camicia sullo schienale di una sedia, con l'altra mano stringeva un asciugamano con cui stava detergendo il sudore dal collo, scendendo poi sui pettorali e l'addome. Mi ritrovai a deglutire mentre lo osservavo compiere quei movimenti lenti. E, nonostante avessi molto da ammirare in quel momento, mi soffermai sul viso.

Era ancora serio e teso. Da quando avevamo iniziato il nostro solito allenamento mattutino non si era permesso una sola frase odiosa o scherzosa nei miei confronti. A stento mi aveva guardata negli occhi. Ero certa che c'entrasse la conversazione che avevamo avuto durante la lezione del giorno precedente, ma non avevo il coraggio di domandare, né lui aveva più fatto alcun riferimento. Però, era difficile dimenticare gli occhi ardenti con cui mi aveva guardata.

Arechi si voltò di colpo verso di me, sorprendendomi a fissarlo. Si stava ancora tamponando il corpo con l'asciugamano ma si mosse di nuovo in direzione del tappeto, nel punto in cui mi trovavo.

"Quanto ti senti stanca?" mi chiese, una volta che la sua figura mi affiancò.

Sollevai appena le spalle e anche quel movimento mi causò un lieve dolore, le cadute si facevano sentire. Accennai un mezzo sospiro mentre lui mi studiava con quello sguardo di ghiaccio.

"Non credo di riuscire a sopportare un'altra ora di cadute." ammisi.

"Bene." iniziò lui, sollevando lo sguardo per indirizzarlo sul fondo della palestra ma, dalla mia posizione, mi era impossibile capire dove di preciso.

Con l'asciugamano era risalito al collo, alla nuca e poi lo passò distrattamente tra i capelli umidi. Le ciocche ondulate gli ricadevano in modo disordinato ai lati del viso. Il suo respiro era tornato regolare, a differenza del mio che era ancora sofferente.

"Stavo pensando di iniziare qualcosa di diverso." disse, abbassando lo sguardo su di me.

Mi ritrovò ancora a fissargli il corpo e quel dannato asciugamano che glielo accarezzava con delicatezza. Ero certa di avere un aspetto ebete ma, respirando male, l'ossigeno non mi raggiungeva adeguatamente il cervello.

FOEDUS • IL MARCHIO DELLA JANARALa tua prossima ossessione. Scoprilo ora