FANTASY ROMANCE - LIBRO I COMPLETO (IN COSTANTE REVISIONE!)
Napoli, 1821.
Nel ventre della città, sotto la superficie, si nasconde un'Accademia che forma streghe e guerrieri da sempre impegnati nella faida contro i seguaci del culto micaelico.
Azari...
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Ero abbandonata sul letto, indossando la sola camicia da notte bianca resa più graziosa da un ricamo in pizzo che modellava la scollatura sul seno. Sul comodino avevo acceso una candela, unica fonte di luce della stanza al momento, ed ero intenta a leggere il libro che il Lupo mi aveva portato, dedicato all'arte del tiro con l'arco.
Non ero molto concentrata in realtà. Continuavo a torturarmi dopo quella strana giornata che avevo vissuto. Speravo che la lettura mi avrebbe distratta, ma non fu così.
Ero stata in infermeria a lungo, seduta accanto alla branda dove Brando riposava sereno. Attesi a lungo, ma la spossatezza lo costringeva in quel sonno profondo e non ebbi modo di parlargli. Accanto a lui riposava Silvia che era stata curata e ricucita da Matilde. Non c'era molto che avrei potuto fare per loro, così avevo deciso di tornare in stanza.
Era notte inoltrata oramai e a ogni rigo che leggevo la mia mente tornava a quello che Arechi mi aveva detto, ai suoi occhi accesi dal desiderio, ai muscoli che mi ero permessa di toccare. L'intimità tornò a pulsare causandomi un dolore fastidioso che non sapevo come calmare. Quella reazione mi disturbava e imbarazzava e non riuscivo in alcun modo ad accettarla.
Ed ero proprio lì, a rigirarmi nel letto, tentando di scacciare l'immagine del Lupo e il desiderio che accendeva in me, quando colpi lievi alla porta mi fecero sobbalzare. Inizialmente, pensai di essermelo immaginato, e trattenni il respiro cercando di capire se ci fosse davvero qualcuno al di là della porta. Nuovi colpi sul legno furono la risposta.
Sospirai e mi tirai su dal letto con un movimento fluido. La camicia da notte mi ricadde sulle gambe, coperte dal pantaloncino dell'indumento intimo. Abbandonai il volume sul letto e, a piedi nudi, raggiunsi la porta. Nella testa avevo mille congetture su chi potesse essere, ma non avevo minimamente pensato a lui.
Arechi attendeva che gli aprissi, con la mano appoggiata allo stipite della porta mentre l'altro braccio sosteneva un libro che, a giudicare dalla copertina rovinata, sembrava essere molto vecchio o almeno logorato dall'uso. Il Lupo doveva essersi lavato e sistemato, perché i capelli ondulati ricadevano ordinatamente ai lati degli occhi rendendoli ancora più seducenti, le labbra erano piegate in un sorriso.
"Arechi." dissi con aria accigliata. "Che cosa fai qui a quest'ora?"
Cercai di tenere il tono di voce basso perché ero certa che Costanza, nella stanza accanto, stesse dormendo. Mi presi però il tempo per squadrare il Lupo. Un semplice completo nero di calzone e camicia, quest'ultima aveva diversi bottoni aperti sul davanti mostrando la corporatura muscolosa.
Quella visione improvvisa, insieme ai pensieri che stavo intrattenendo proprio su di lui, mi lasciarono a bocca asciutta.
"Ti ho portato una cosa." Arechi agitò il volume dinanzi a me. "Mi preoccupo sempre della tua ignoranza."
Non riuscii a non sorridere, quando era particolarmente odioso era un segnale positivo, voleva dire che stava bene. Aprii maggiormente la porta e gli feci cenno col capo di entrare. Anche questa volta, non se lo fece ripetere due volte.