Capitolo 75

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Il mattino successivo eravamo ancora avvinghiati in quell'abbraccio

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Il mattino successivo eravamo ancora avvinghiati in quell'abbraccio. Il suo respiro pesante mi carezzava i capelli e, nel punto in cui poggiavo il capo, sentivo distintamente il battito regolare e tranquillo del suo cuore.

Era rimasto al mio fianco tutta la notte. Nonostante il letto fosse effettivamente troppo piccolo per contenerci entrambi, nonostante i dubbi che gli avevo rivelato, lui era lì. Le sue braccia mi avvolgevano per impedirmi un qualsiasi movimento o semplicemente che mi allontanassi da lui. La verità era che non ne avevo alcuna intenzione.

Mi strinsi maggiormente contro il suo corpo e chiusi di nuovo gli occhi. Il modo cadenzato in cui il suo petto si sollevava e abbassava mi cullò. Cercai dentro di me un accenno del mio potere, ma della fiamma che mi riscaldava non c'era ancora traccia. A darmi conforto c'era solo il corpo caldo e accogliente di Arechi che, in pochi istanti, mi fece sprofondare nel sonno.

Un suono improvviso e ripetuto mi fece sobbalzare, strappandomi via dal sonno. Sentii sotto di me il cuore di Arechi avere un sussulto e poi riprendere a battere con maggior agitazione. Non feci in tempo ad aprire bocca che il suono si ripeté.

Qualcuno stava bussando alla porta della mia stanza.

"Arechi, dannazione!" la voce ovattata di Manfrit appariva non poco frustrata. "Ti stiamo aspettando da più di un'ora... Ulfari ha iniziato a sbuffare aria dalle narici, è indiavolato."

Nonostante le parole dell'amico, il Lupo giaceva ancora disteso sul mio letto, tenendomi stretta a sé con un braccio. Non sembrava avere alcuna intenzione di alzarsi e io non potei fare a meno di guardarlo, cercando di mascherare l'emozione che mi faceva stringere il petto nel ricordare che avevamo davvero trascorso l'intera notte insieme.

Nel sentirsi osservato, il Lupo ruotò gli occhi su di me. Quel verde intenso mi sembrò brillare di una luce nuova che non gli avevo mai letto in viso fino a ora. Le emozioni che aveva sempre nascosto dietro la maschera gelida e incurante, ora erano visibili e vere. Il taglio dei suoi occhi non lasciava trapelare nessuno dei suoi soliti atteggiamenti arroganti e gelidi, sembrava sereno, rifocillato e mi stava sorridendo.

"È inutile che non rispondi. Sento la puzza di Lupo infervorato fin qui... e scommetto che non è per me."

Arechi ringhiò e scattò con rabbia fuori dal letto, in un turbinio di lenzuola che gettò su di me con noncuranza. Manfrit rideva tranquillamente dall'altro lato della porta e la sua reazione mi fece intuire che avesse accuratamente scelto quelle parole per farlo reagire.

Non si vestì neanche ma raggiunse la porta con il solo intento di spalancarla e piazzarcisi dinanzi, nascondendomi alla vista dell'amico.

"Che vuoi, Manfrit?" gli chiese, trattenendo a stento un ringhio tra le labbra. "E che diavolo hai da guardare?!"

La stazza di Arechi mi impediva di vedere il volto dell'altro lupo ma, a giudicare dal silenzio che era calato, potevo immaginare l'equivoco che si stava venendo a creare. D'istinto tirai un lato delle lenzuola a coprirmi, indossavo pur sempre una camicia da notte.

FOEDUS • IL MARCHIO DELLA JANARALa tua prossima ossessione. Scoprilo ora