FANTASY ROMANCE - LIBRO I COMPLETO (IN COSTANTE REVISIONE!)
Napoli, 1821.
Nel ventre della città, sotto la superficie, si nasconde un'Accademia che forma streghe e guerrieri da sempre impegnati nella faida contro i seguaci del culto micaelico.
Azari...
Oops! Questa immagine non segue le nostre linee guida sui contenuti. Per continuare la pubblicazione, provare a rimuoverlo o caricare un altro.
Avevamo trascorso il resto del tempo comodamente abbracciati sul mio letto. Quella vicinanza, insieme alla sottile camicia da notte che indossavo, aveva reso Brando più audace. Le sue mani si erano insinuate sotto il tessuto, carezzandomi delicatamente con i polpastrelli la pelle nuda. Lo aveva fatto senza fretta e senza la convinzione che potesse bastare quello a farmi sbloccare. Eppure fu già un inizio perché glielo permisi, pur arrossendo, pur tendendo i muscoli quando toccava determinati punti, pur avendo la pelle d'oca in altri.
Mi distraeva con i suoi occhi e con qualche bacio delicato che mi lasciava sulle labbra, per il resto avevamo continuato a parlare di noi. Quella intimità mi aveva scaldato il cuore e mi tenevo avvinghiata alle sue braccia come se potesse sfuggirmi da un momento all'altro.
"Pensi che Silvia provi qualcosa per te?" quella domanda mi sfuggì dalle labbra e ci ritrovammo entrambi a guardarci con aria sorpresa.
"Come ti viene in mente?!" disse subito lui, mi guardava con aria divertita. "Lei sa bene quello che provo per te." la sua voce bassa e calda mi causò nuovi brividi lungo la spina dorsale, dove già la sua mano me ne stava provocando.
Ero così rossa in viso che mi sentii bruciare le guance. Avrei voluto chiedergli di togliersi quella maledetta casacca che mi impediva di accarezzargli i muscoli ma cercai di mantenere un minimo di dignità. Ero già succube delle sue mani.
"Ha fatto una cosa spiacevole..." ammisi. "Arechi è venuto a sapere che è stata lei a diffondere quei pettegolezzi sul mio conto, quando io e lui non abbiamo stretto il Foedus la sera del rituale."
Brando aggrottò le sopracciglia, la luce era scomparsa dagli occhi e studiava il mio viso come se gli avessi detto la peggior cattiveria possibile. Smise di accarezzarmi e la mano mi strinse il fianco con decisione. Quel silenzio mi sembrò durare un'eternità e io per prima avevo più volte schiuso le labbra, pronta a dire qualcosa ma rinunciavo sempre all'ultimo.
"Non è possibile. Scommetto che Arechi te l'ha detto solo per metterti, ancora una volta, contro di me." ringhiò.
"Arechi è tante cose..." iniziai, mi vennero in mente davvero tanti aggettivi per descriverlo, ma li tenni per me. "...ma non è un bugiardo. E Silvia è stata abbastanza antipatica con me, quando ci siamo trovate a decorare i vostri cavalli durante la festa."
Non gli avevo mai visto aggrottare così tanto le sopracciglia. Era sinceramente piccato e disturbato da quelle allusioni, neanche tanto velate, che stavo facendo. Cercai di mantenere la calma ma i suoi occhi rabbiosi mi fecero battere più forte il cuore.
"Se è così lo scoprirò, ma se Arechi si sbaglia..." ringhiò di nuovo e capii subito che quel suono animalesco nascondeva una minaccia.
"Non ti ho chiesto di farlo. Non ho alcuna intenzione di regalarvi un nuovo motivo per mettervi l'unocontro l'altro, ne avete già abbastanza." Mi sorpresi del mio tono deciso escontroso. "Con Silvia ci parlo io."