Capitolo 85

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Un letto comodo e enorme, coperte pesanti e avvolgenti, la luce del mattino che mi risvegliava dopo aver riposato serenamente

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Un letto comodo e enorme, coperte pesanti e avvolgenti, la luce del mattino che mi risvegliava dopo aver riposato serenamente. Sentivo però che mancava qualcosa. Sbirciai, sollevando una palpebra. Il posto, accanto al mio, era vuoto e solo l'incavo nel cuscino dimostrava che Arechi aveva davvero dormito con me. Non era stato un sogno.

Sorrisi come una sciocca e i miei stessi pensieri mi imbarazzarono al punto da indurmi a nascondere il viso nel cuscino. I ricordi delle nostre chiacchiere notturne agitavano il mio fuoco e mi sembrava ancora di percepire il bacio ardente che ci eravamo scambiati.

Un pensiero improvviso mi fece scattare seduta sul letto, stringendo coperte e lenzuola con cui ero stata avvolta fino a quel momento. Stavo dormendo nel suo letto, nella stanza che lo aveva visto crescere e diventare un uomo, piena di oggetti e ricordi che lo riguardavano. Lasciai spaziare lo sguardo su tutto ciò che mi circondava con un'improvvisa curiosità.

Il letto era posto al centro della parete di fondo della stanza, dinanzi a me c'era la porta chiusa. La luce del giorno mi permetteva di vedere i dettagli che la notte mi aveva nascosto. Una raffinata carta da parati ricopriva le pareti con preziose foglie dorate su un fondo verde. Sulla destra avevo un ampio armadio in legno scuro che doveva ospitare i bellissimi capi che gli avevo visto indossare; seguita da una piccola poltrona e uno specchio. Accanto alla porta, vi era la scrivania e una sedia, il cui legno era stato riccamente intagliato. Sulla superficie di legno era tutto ordinato. Riuscivo a riconoscere carta da lettera, inchiostro e pennino, un lume e alcuni volumi, impilati uno sull'altro. Solo dopo, mi accorsi che, tra la scrivania e la parete, era stata realizzata una piccola libreria verticale dove, forse, il Lupo custodiva i volumi che consultava di frequente. Sulla parte di fronte al balcone, vi era un enorme e pesante cassapanca in legno, con decorazioni in bronzo che riprendevano le teste di lupo.

Avrei tanto voluto alzarmi per curiosare ma, non appena mi girai per sgusciare fuori dal letto, il mio occhio cadde sul libro appoggiato sul comodino. Lo raccolsi con attenzione e rimasi sorpresa, quando lessi la dicitura impressa in caratteri oro sulla pelle rossa.

"Catullo?"

In qualche area remota della mia mente, ricordai che si trattava di un autore antico e ne trovai conferma sfogliando distrattamente le pagine. Sembrava un libro di poesie scritte in latino. Mi sfuggì un sorriso divertito nell'immaginare il guerriero longobardo intento nella lettura di questo tomo.

Una foglia secca faceva capolino tra le pagine e mi condusse a una delle poesie che forse Arechi stava leggendo. Mi appoggiai di nuovo al cuscino spalancando la pagina in questione, pronta a leggere quello su cui lui si era soffermato, ma fui interrotta dal cigolio dei cardini.

La porta si aprì e intercettai subito il viso sorpreso e riposato di Arechi.

"Azaria, vedo che sei sveglia." Mi mostrò un accenno di sorriso e il mio cuore prese a battere in maniera sconsiderata.

FOEDUS • IL MARCHIO DELLA JANARALa tua prossima ossessione. Scoprilo ora