FANTASY ROMANCE - LIBRO I COMPLETO (IN COSTANTE REVISIONE!)
Napoli, 1821.
Nel ventre della città, sotto la superficie, si nasconde un'Accademia che forma streghe e guerrieri da sempre impegnati nella faida contro i seguaci del culto micaelico.
Azari...
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Uscii dalla stanza con il bellissimo vestito in velluto verde che Arechi mi aveva consegnato. Mi calzava alla perfezione, stringendo sul seno e proseguendo morbido sul resto del corpo. Sembrava fatto su misura per me, come se la modista avesse preso direttamente su di me le misure, e, invece, doveva trattarsi di un'altra delle magie del Lupo. Avevo spazzolato e sistemato i capelli alla meglio, con la frangetta leggermente aperta su di un lato nella speranza di apparire più graziosa; per il pallore del mio viso non potevo fare molto. L'esperienza nel mondo ultraterreno aveva lasciato il suo segno su di me.
Ero così agitata che neanche badai al corridoio poco illuminato in cui mi ritrovai, né feci attenzione alla carta da parati, ai quadri che impreziosivano le pareti, o alle diverse porte chiuse che, in un altro momento, avrebbero suscitato la mia curiosità.
«Signorina Azaria, da questa parte.» Una voce dal fondo del corridoio attirò la mia attenzione. Era una donna minuta che mi mostrò un sorriso delicato mentre mi faceva segno di seguirla. Doveva essere una delle cameriere che si erano occupate di me, come mi aveva raccontato Arechi nel corso della notte scorsa.
Raccolsi il tessuto della gonna e la raggiunsi. Il corridoio proseguiva sulla destra, attraversando stanze di passaggio, illuminate da un sole caldo e accogliente che filtrava dai vetri delle ampie finestre. Seguivo la donna col cuore che batteva all'impazzata. Arechi stava per presentarmi a sua madre e non c'era bisogno che me lo dicesse esplicitamente per capire quanto questo significasse per lui. Quella donna era tutta la sua famiglia e ricordavo bene il dolore con cui mi aveva parlato di lei e della sua storia.
Anche se avevo la mente occupata da diversi pensieri, i miei occhi non poterono non soffermarsi sulla bellezza della casa dei Landolfo. Il pavimento in legno era tirato a lucido e scricchiolava sotto il peso dei nostri passi; la luce colpiva le diverse carte da parati che rendevano ogni stanza diversa dalla precedente, passando da fondi colorati in modo vivace a quelli chiari dove spiccavano motivi barocchi. I mobili intarsiati ospitavano vasi con fiori freschi, abbinati con i colori della stanza in cui erano riposti. E quadri, tanti quadri che rappresentavano il golfo di Napoli, il Vesuvio, scene di campagna, alberi maestosi e dettagliati. Alcuni erano così grandi da occupare gran parte della parete e avrei voluto fermarmi ad ammirarli, ma la mia accompagnatrice proseguiva spedita lungo il corridoio impedendomi di farlo.
La cameriera si fermò di colpo dinanzi a una porta in legno e il mio cuore sobbalzò quando riconobbi la voce di Arechi provenire dalla stanza chiusa.
«La mia signora e suo figlio vi attendono.» Mi disse la donna, facendomi una lieve referenza col capo.
Prima che si voltasse, la fermai, poggiandole una mano sul braccio. La sorpresa per quel mio gesto gliela lessi sul viso e cercai di tranquillizzarla con un sorriso.
«Volevo ringraziarti, anzi ringraziarvi. So che vi siete prese cura di me quando ero incosciente.» Strinsi appena la mano che tenevo sul suo braccio nel tentativo di infonderle tutta la gratitudine di cui ero capace e i lineamenti della donna si rilassarono all'istante. «Grazie.»