FANTASY ROMANCE - LIBRO I COMPLETO (IN COSTANTE REVISIONE!)
Napoli, 1821.
Nel ventre della città, sotto la superficie, si nasconde un'Accademia che forma streghe e guerrieri da sempre impegnati nella faida contro i seguaci del culto micaelico.
Azari...
Vi lascio un altro video con la musica adatta a questo momento! Buona lettura <3
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L'aria fresca della sera mi accolse non appena spalancai l'enorme porta a vetro che dava sulla balconata in marmo. Non mi preoccupai di essere scappata da quella sala gremita di gente che sicuramente aveva notato la mia fuga.
Il fuoco mi stava dilaniando e lo sentivo sfrigolare dentro di me al punto tale da rendermi difficile respirare. La rabbia mi aveva offuscato la mente e in quel momento neanche ricordai le parole che avevo rivolto a Brando. Desideravo solo stare da sola e riflettere sulle innumerevoli cose che erano accadute in una sola giornata. Forse, troppe da riuscire a sopportare per una come me.
Rimasi immobile fuori dalla porta, lasciando vagare lo sguardo su quello che mi circondava. La balconata presentava ai lati due scalinate che conducevano al giardino sottostante. Avanzai a passo deciso per potermi abbandonare al parapetto di marmo. Sentivo il bisogno di un sostegno finché non fossi riuscita a scaricare la rabbia e il fuoco che mi stavano consumando.
Il marmo freddo accolse la mia pelle accaldata, donandomi un sollievo inaspettato e, insieme a una lieve brezza che spirava, riuscii a distaccare la mente da quello che era appena successo. Il paesaggio che avevo davanti era troppo bello per poter recriminare ancora sulle trame di Arechi e sulla gelosia di Brando. Ero senza fiato.
Sotto di me, avvolta tra i due bracci delle scalinate, vi era una fontana rotonda da cui zampillava incessantemente acqua, il cui suono appariva come una dolce melodia da quella distanza. Una seconda scalinata iniziava poco dopo, lunga e dritta, fiancheggiata da alberi fitti ma curati che indirizzavano lo sguardo fino a una seconda fontana rotonda più in basso. Rispetto alla balconata su cui mi trovavo, notai che il giardino sotto di me degradava gradualmente fino a raggiungere il culmine in un lungo parapetto, da cui si riusciva ad ammirare Napoli in tutta la sua bellezza.
La luce della luna rifletteva su tutto quel bianco dato dal marmo e sui guizzi d'acqua delle fontane e poi, più in fondo, sulla superficie scura del mare. Senza che me ne accorgessi, il respiro si era regolarizzato e il fuoco era diventato di nuovo gestibile. Socchiusi gli occhi e mi lasciai andare a un lungo sospiro distensivo. Ma la mia pace durò poco.
Alle mie spalle sentii la porta della vetrata aprirsi nuovamente. Non mi voltai.
"Azaria!" la voce di Arechi che mi chiamava mi fece aggrottare le sopracciglia.
Mi voltai di poco col busto per guardarlo, tenendo le mani ancora a contatto con il marmo freddo, come se sentissi ancora il bisogno di avere stabilità e, soprattutto, una superficie fredda per stemperare il mio fuoco.
Arechi si era richiuso la vetrata alle spalle e mi osservava con le labbra piegate verso l'alto. Era sempre dannatamente bello, ma anche dannatamente irritante. Notai che nella mano sinistra stringeva il collo di una bottiglia, sottratta a chissà quale cameriere. Io mi limitai a rivolgergli un'occhiata gelida e sprezzante, speravo bastasse a fargli capire che volevo essere lasciata da sola.