Capitolo 65

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Costanza detestava non essere aggiornata quotidianamente sulle mie situazioni sentimentali con i due longobardi, per cui mi costrinse a fare colazione con lei, per poi dirigerci insieme alla lezione riservata ai legati dal Foedus

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Costanza detestava non essere aggiornata quotidianamente sulle mie situazioni sentimentali con i due longobardi, per cui mi costrinse a fare colazione con lei, per poi dirigerci insieme alla lezione riservata ai legati dal Foedus.

Dopo le mie ultime rivelazioni, la mia amica mi fissava con gli occhi sbarrati per il divertimento e la sorpresa.

"Mi auguro che tu abbia buttato a terra arco e freccia, e ti sia gettata su di lui." Mi fissò con quegli occhi scuri e severi. "Ti prego, dimmi che lo hai fatto."

"In realtà, l'arco gliel'ho tirato addosso..." rivelai, stringendomi timidamente nelle spalle.

L'occhiataccia che mi rivolse mi fece arrossire e fui costretta a sopportare i suoi sospiri pesanti ed estenuati per un lungo tratto finché non trovò la forza di riprendere a parlare.

"Giulia impazzirà quando le racconterò questa storia!" si limitò a commentare, scuotendo ancora la testa con aria sconvolta.

Io scoppiai a ridere e le cinsi il braccio col mio per cercare di rincuorarla. Anche se si fingevano sconvolte per le mie decisioni, sapevo che adoravano entrambe le problematiche della mia vita.

"L'importante è che non lo racconti a Manfrit, lo troverei molto imbarazzante!"

"Lui è molto più pettegolo di me e sono certa che ottiene le notizie dalla fonte principale." Inarcò un sopracciglio mentre le labbra si piegavano in un sorriso malizioso. "Chissà cosa gli racconterà Arechi di te."

Il solo pensiero mi imbarazzò così tanto da farmi arrossire in viso e fissai la mia amica con gli occhi sbarrati.

"Devo proprio chiedergli cosa pensa il Lupo di te che prendi fuoco costantemente tra le sue grinfie." Mi provocò Costanza, vedendo la mia espressione stravolta.

"Ti prego, no! Non lo fare!" la pregai, stringendole il braccio con più enfasi. "Non riuscirei più a guardare in faccia né Manfrit né Arechi."

Lei scoppio a ridere, quella risata cristallina che riusciva sempre a coinvolgermi, e che terminò con un'occhiata divertita. Si astenne dal commentare perché eravamo oramai prossime all'ingresso dell'aula di incantesimi.

La sala era già piena dei nostri compagni di corso ma, ciò che ci balzò subito all'occhio, fu Arechi, impettito nel suo gilet con il ricamo di fantasie a testa di lupo, che fissava dritto negli occhi Vincenzo Nulden, il Cinghiale.

Il ragazzo non sembrava esattamente a suo agio al cospetto del Lupo ma, notai, che si sforzava di mantenere un contegno.

"Finalmente ti sei fatto trovare, Vincenzo. Sei stato molto impegnato per venire a scusarti con me." il ghigno su quella bocca perfetta lo conoscevo bene, Arechi gli stava parlando con fare sprezzante.

"Non volevo mancarti di rispetto, Arechi. Lo sai." Il Cinghiale, nonostante la stazza e il titolo di camfio, sembrava scomparire davanti alla furia che alimentava lo sguardo del Lupo. "Dovevo seguire i nuovi arrivati e poi le maledizioni..."

FOEDUS • IL MARCHIO DELLA JANARALa tua prossima ossessione. Scoprilo ora