Capitolo 62

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Quando Arechi spalancò la porta della sala comune, la mattina successiva, ci trovò tutte e tre raggianti e comodamente sedute sul divano a mangiare biscotti e a sorseggiare tè

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Quando Arechi spalancò la porta della sala comune, la mattina successiva, ci trovò tutte e tre raggianti e comodamente sedute sul divano a mangiare biscotti e a sorseggiare tè.

Ci voltammo a guardarlo e i nostri sorrisi divennero pura e semplice approvazione nel ritrovare il Lupo finalmente rinfrescato, pulito, con abiti ordinati e perfetti, e lo sguardo tagliente ma, almeno, riposato. I suoi abiti non erano variati di molto. Indossava pantaloni neri, infilati in appositi stivali militari in pelle, una camicia del solito colore nere e un gilet che si risaltava per i ricami in filo d'argento che rappresentava una intricata fantasia a esse, tipica della cultura longobarda.

"Hai dato tu un ordine al mio lupo di portare, dalla mensa a qui, il tè che state sorseggiando in modo così grazioso e conviviale?" il tono della voce era ironico ma lo sguardo che rivolse a Giulia, la diretta accusata, non era per niente amichevole.

"Esattamente." rispose la ragazza, portando in modo lento e giocoso la tazzina di porcellana alle labbra. Non appena vide il bel viso di Arechi contrarsi per l'ira, aggiunse: "Azaria ha mangiato troppi dolcetti ieri sera e aveva bisogno di una bevanda ristoratrice."

Mi sorpresi nel vedere come lo sguardo del Lupo mutò diverse volte mentre apprendeva quella notizia che, tra l'altro, era assolutamente falsa ma che avevamo escogitato col solo gusto di risparmiarci una sua ramanzina. L'ira abbandonò sin da subito il suo viso, anche se le sopracciglia rimasero aggrottate per il disappunto, come se fosse spiazzato dal non poter mostrare a tutte noi la sua rabbia cocente.

"Adesso... ti senti meglio?" borbottò, studiandomi il viso con improvviso senso del dovere.

"Sì, grazie. Non sarei riuscita a raggiungere la sala della mensa..." ammisi.

Rimanemmo tutte in silenzio ad aspettare il suo responso. E io mi presi quegli istanti per ammirare il suo viso rigenerato, i capelli ondulati che gli incorniciavano la fronte e facevano risaltare gli zigomi pronunciati, la mascella squadrata e ancora tesa per la rabbia. Doveva essersi davvero indispettito perché avevamo usato un suo lupo ma era evidente che ci avrebbe creduto sulla parola.

"Ti... ti aspetto qui fuori. Quando sei pronta, andiamo a lezione." Mi disse subito dopo.

Ebbi l'impressione che le occhiate inquisitrici e divertite con cui Costanza e Giulia lo stavano squadrando, iniziassero a metterlo a disagio e in difficoltà. Sicuramente non lo avevo mai visto tentennare come in quel momento. Mi fece uno strano effetto e sorrisi a mia volta nel vederlo uscire in gran fretta.

"Avete visto che faccia ha fatto quando gli hai detto che Azaria non si sentiva bene?!" commentò Costanza, ammiccando verso di me. Sapevo che avrebbe iniziato a vedere segnali strani dove, invece, non ce n'erano.

"È stato cattivo, da parte mia, prestarmi a questo scherzo." Sospirai e presi a rigirare la tazzina tra le mani con nervosismo. "Voi non lo avete visto quando è corso da me nel bagno delle ragazze, temendo che stessi rischiando la vita."

FOEDUS • IL MARCHIO DELLA JANARADove le storie prendono vita. Scoprilo ora