Capitolo 57

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Il fuoco che mi si accese dentro, dopo che Arechi era uscito dalla mia stanza, mi consumò a lungo mentre mi rigiravo nel letto senza riuscire a prendere sonno

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Il fuoco che mi si accese dentro, dopo che Arechi era uscito dalla mia stanza, mi consumò a lungo mentre mi rigiravo nel letto senza riuscire a prendere sonno. Era piacevole e confortante. Non avevo letto nel suo sguardo nessun giudizio né orrore per quello che avevo fatto a Silvia, solo pura e semplice preoccupazione.

Dopo quello che era successo a sua madre, doveva aver temuto di perdermi e gli avevo letto quel terrore nei suoi occhi luminosi per la rabbia.

Ma il resto della notte non fu per nulla piacevole. Mi tormentava la visione della pelle ustionata di Silvia, il suo dolore e i suoi singhiozzi. Avevo permesso alla rabbia di prendere il sopravvento su di me e questo non riuscivo ad accettarlo. Ero riuscita a sopravvivere a quell'attacco grazie a quel fuoco dirompente, era un dato di fatto, ma quanto successo dopo era inconcepibile. Disumano.

Presi sonno solo perché ero stremata. Il buio mi inghiottì e fui risvegliata bruscamente da due voci maschili che urlavano fuori dalla mia stanza. All'inizio non riuscii a capire né dove mi trovassi né cosa stesse succedendo.

"Che cosa ci fai fuori dalla sua porta?!" urlò una voce, ringhiando così forte da farmi sobbalzare il cuore.

"Cosa ci fai tu qui, dopo quello che è successo!" rispose, con altrettanta rabbia, l'altra voce maschile. "Sparisci dalla mia vista!"

"Devo parlare con lei e tu non sei nessuno per impedirmelo." ringhiò Brando di rimando.

Spalancai gli occhi nel sentire quelle voci. Arechi e Brando stavano ringhiando fuori dalla mia porta. Scattai seduta sul letto, tendendo l'orecchio per capire cosa si stessero dicendo, e poi mi fiondai verso la porta col timore che potessero azzuffarsi.

Aprii la porta come una furia, sperando di fare in tempo a fermare qualsiasi cosa stesse succedendo lì fuori. Ritrovai Arechi che, come un indemoniato, stringeva la casacca bianca di Brando e i due si ringhiavano a pochi centimetri dal viso.

Entrambi si voltarono a guardarmi e indugiarono a lungo sul mio viso e su quello che indossavo. Arrossii subito. Ero uscita così velocemente dalla stanza che avevo dimenticato di essere in camicia da notte. Arechi non sembrava intenzionato a mollare la presa su Brando e io lo fulminai con lo sguardo.

"Mollalo, subito." Gli dissi, ridimensionando il tono della mia voce.

Arechi assottigliò lo sguardo e fece resistenza ancora per qualche istante prima di mollare bruscamente la camicia dell'Orso.

Un silenzio carico di tensione si distese tra tutti noi. Il mio sguardo si alternava tra quello dei due longobardi, studiando le loro reazioni, e il mio cuore sussultò quando Arechi si posizionò al mio fianco, pronto a difendermi se ce ne fosse stato bisogno. I suoi muscoli erano tesi ed era palese che stesse cercando di contenere la rabbia che provava.

"Sembra che tu abbia aggiunto un altro titolo alla tua lunga schiera: cane da guardia." ironizzò rabbioso Brando, senza perdere di vista Arechi mentre si sistemava la casacca sgualcita.

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