Capitolo 61

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"Dove stiamo andando?" chiesi ad Arechi mentre mi sospingeva lungo i cunicoli dell'Accademia

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"Dove stiamo andando?" chiesi ad Arechi mentre mi sospingeva lungo i cunicoli dell'Accademia.

"Per oggi niente più lezioni né allenamenti in palestra." Mi rispose, riservandomi un'occhiata fugace mentre proseguivamo. "Hai consumato abbastanza energie, devi riposare."

Non potei insistere perché risentivo davvero della stanchezza. Provavo un dolore sordo a ogni muscolo del corpo e la situazione era andata peggiorando nel corso della lezione di magia. Il richiamo e l'uso del fuoco mi lasciava spossata. Hermelinda mi aveva avvisata ma io avevo comunque insistito per esercitarmi ancora un po'. Il dolore e il consumo di energie sarebbero diminuiti col tempo e con l'esercizio. Ma ero felice quando sentivo le fiamme corroborarmi di pura energia.

Arechi aveva ancora le guance sporche di fuliggine dopo la mia prima dimostrazione. Aveva provato a pulirsi col dorso della mano ma la situazione era solo peggiorata. Quello sporco gli donava, forse perché accentuava gli zigomi pronunciati o forse perché c'era stato tra noi quel momento di assoluta intesa e complicità. Non potevo negarlo, mi era piaciuto.

Non ci eravamo detti nulla dopo le parole roche che mi aveva sussurrato all'orecchio, né dopo il morso che mi aveva dato. Di sfuggita ci ripensavo e ogni volta arrossivo e mi costringevo a volgere altrove lo sguardo.

Ero certa che le sue fossero solo provocazioni per sbloccarmi. Adorava accendere la mia rabbia per spronarmi a dare il massimo, lo aveva sempre fatto. Questa volta, però, sapevo che la mia reazione era stata alimentata da altro: una fitta di eccitazione e di desiderio che aveva lui come oggetto. Per lo meno, era servito a farmi accedere al potere con un altro sentimento senza ricorrere all'odio e, di questo, ne ero profondamente felice. Ma accanto alla contentezza provavo anche confusione e il timore che lui fosse riuscito a cogliere quella sostanziale differenza.

Detestavo essere così esposta. Detestavo che lui riuscisse a leggermi dentro senza alcuna difficoltà.

Arechi si fermò di colpo e io feci altrettanto. Avevo davanti a me la porta della sala comune dei Lupi e il mio primo pensiero fu quello di cercare Arechi con lo sguardo.

"Perché siamo qui? Hai una riunione con Manfrit?" chiesi esausta.

Arechi si limitò a piegare le labbra in un sorriso e girò il pomello della porta per permettermi di accedere all'interno. Bastò un'occhiata per capire che c'era qualcosa di diverso dal solito. Il divano era stato spostato più indietro per far largo a un ampio tappeto, sommerso di cuscini di varie grandezze, in un angolo vi era una pila di coperte e il tavolino in legno, addossato al muro, era stato allestito con bevande, assaggi e piatti sostanziosi da mangiare.

Non riuscivo a capire cosa stesse succedendo finché Arechi non mi spinse all'interno e il mio sguardo si posò su Giulia e Costanza, sedute comodamente sul divano. I loro occhi si illuminarono nel vedermi comparire e si sollevarono subito per corrermi incontro.

Eravamo riuscite a vederci pochissimo negli ultimi giorni e, a giudicare dai sorrisi che mi rivolsero, ero certa che stessero pensando la stessa cosa. Andai loro incontro e allargai le braccia per stringerle.

FOEDUS • IL MARCHIO DELLA JANARADove le storie prendono vita. Scoprilo ora