Capitolo 87

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Il clima nelle viscere della terra, dove risiedeva l'Accademia, era cambiato

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Il clima nelle viscere della terra, dove risiedeva l'Accademia, era cambiato.

L'agitazione permeava i corridoi, le stanze di passaggio, gli ambienti comuni. Tutti non facevano altro che parlare della riunione del Consiglio, di un probabile scontro con i micaelici, di quanto successo al lago, al cospetto della Sibilla, e di me, ovviamente. Ero tornata a essere il centro delle conversazioni e dei pettegolezzi, degli sguardi sott'occhio, dettati dalla curiosità o dal timore, e di quelli di riverenza.

Ormai, erano tutti a conoscenza di cosa fossi e mi trattavano come tale. L'unica che ancora doveva fare i conti con se stessa ero io.

Non ero certa di aver accettato a pieno la mia natura. Sentirmi chiamare Soteira continuava a suscitarmi un profondo senso di disagio che non riuscivo a reprimere. Insistevo affinché tutti continuassero a usare il mio nome, ma capii che, per molti, avrebbe significato una mancanza nei confronti delle Dee che rappresentavo sulla terra.

Per fortuna, ad aiutarmi a superare l'intero arco della giornata, c'erano Giulia e Costanza che non mi avevano mai lasciata sola. Grazie ai loro sorrisi, ai loro abbracci, alle chiacchiere di sempre, ero riuscita a ottenere un momento di normalità che mi aveva rasserenato.

L'unica nota dolente era stato un improvviso mal di testa che mi aveva iniziato ad affliggere subito dopo pranzo. Non c'era stato verso di farlo passare e le fitte dolorose alle tempie mi convinsero che era arrivato il momento di ritornare in stanza. Era chiaro che il mio corpo aveva ancora bisogno di riposare.

"Non c'era bisogno che mi accompagnaste fino al dormitorio. È solo un mal di testa." rivolsi uno sguardo a entrambe, mentre accedevamo all'ambiente centrale del dormitorio per dirigerci verso la mia porta.

"Le lezioni sono sospese, quindi non abbiamo altri impegni." mi spiegò Giulia con tranquillità. "I professori, insieme a diversi membri del Consiglio, sono impegnati in continue riunioni. Credo stiano valutando nuove strategie per quando entreremo in azione."

Su quell'ultima considerazione calò il silenzio e nessuna ebbe il coraggio di cercare gli occhi dell'altra. Tutte e tre saremmo state coinvolte in quello che sarebbe stato. Eravamo tutte legate a dei camfi e il mio ruolo prevedeva che fossi in prima linea.

"Sicura che vuoi rimanere da sola?» Costanza ruppe ogni indugio, spostando su altro la conversazione. «Perché non vieni a riposare nella mia stanza? Non voglio che resti da sola."

Conoscevo l'apprensione che coloriva le sue parole. Temeva per me, temeva che sarei stata in grado di farmi del male. Ma io le sorrisi con dolcezza e raccolsi le sue mani nelle mie, cercando di infonderle le emozioni che provavo. Non ero più la stessa persona di allora. Tra quelle mura ero cresciuta e tutti loro avevano contribuito a mostrarmi una parte nuova di me. Non avrei mai potuto scoprire la forza e la determinazione che alimentavano il mio spirito, se avessi continuato a vivere reclusa nella mia vita precedente.

FOEDUS • IL MARCHIO DELLA JANARADove le storie prendono vita. Scoprilo ora