Capitolo 77

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"Arechi, aspettami!"

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"Arechi, aspettami!"

Le sue falcate ampie mi costringevano a stargli dietro in modo più concitato del dovuto. Ero costretta ad afferrare il tessuto della gonna e sollevarla per accelerare i miei movimenti e sperare di raggiungerlo. La fortuna voleva che la strada non fosse molto affollata e non correvo nessun pericolo di perderlo tra la gente. Ma la scena di me che lo inseguivo, in modo del tutto sgraziato, aveva suscitato occhiate e divertimento in chi si trovava attorno a noi.

Cosa avesse fatto scattare la rabbia del Lupo rimaneva un mistero. La sua figura di spalle mi impediva di guardarlo in viso, ma riuscivo comunque a percepire il moto di rabbia che lo stava divorando e che cercava di scaricare nei pugni stretti lungo i fianchi.

"Arechi!" insistei, alternando lo sguardo tra la pavimentazione irregolare, su cui dovevo poggiare i piedi, e la sua schiena.

Per poco non lo urtai, quando smise di avanzare di colpo, cogliendomi di sorpresa. Ruotò il viso di tre quarti e mi fulminò con un'occhiata gelida che mi costrinse a trattenere il commento poco carino che stavo per fargli.

"Non dovresti rimanere indietro." Quasi ringhiò quelle parole mentre mi faceva cenno di affiancarlo.

"Non ne avevo intenzione, ma è impossibile seguirti con questo vestito." Commentai, lasciando trasparire tutta l'acidità che quel suo improvviso cambio di umore generava in me. "Posso capire cosa ti è preso?!"

Arechi taceva, ma il suo sguardo seguiva ogni mio movimento con un'attenzione meticolosa, dal modo in cui sistemavo il tessuto della gonna per evitare le pieghe, ai pochi passi che mi separavano dal suo fianco. Solo a quel punto si sentì libero di rispondermi.

"Non mi è preso niente." Liquidò così l'argomento e rivolse lo sguardo sulla strada. La mascella serrata e gli occhi fiammeggianti non mi lasciavano ben sperare sul suo umore, ma la cosa non mi aveva mai impedito di affrontarlo direttamente.

"Davvero? Perché mi sembrava proprio che le parole della tua amica ti abbiano infastidito." Aggiunsi, e forse marcai un po' troppo la parola amica, ma era oramai troppo tardi per mascherare il mio fastidio.

Le mie parole gli suscitarono un guizzo nello sguardo, un'emozione che non feci in tempo a comprendere, prima che riprendesse il controllo con la sua solita imperscrutabilità. Gli occhi verdi abbandonarono la strada e puntarono dritto nei miei, un angolo delle labbra era stranamente sollevato verso l'alto.

"Amica?" ripeté, continuando a sogghignare. "Non ho mai detto che lo fosse."

Sapevo già cosa gli stavo mostrando. Dovevo essere arrossita perché la piega delle sue labbra si fece ancora più marcata e il suo sguardo molto più affilato, incrementando il mio senso di disagio.

Avevo ancora un'orribile sensazione alla bocca dello stomaco, nata dopo che lo avevo visto interagire con quella misteriosa ragazza in maniera così spensierata e ammiccante. Per quanto cercassi di scacciare quell'emozione, sembrava che la mia mente non riuscisse a pensare ad altro, anche adesso che ci trovavamo di nuovo soli.

FOEDUS • IL MARCHIO DELLA JANARALa tua prossima ossessione. Scoprilo ora