Capitolo 53

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Non avevo mai visto Arechi impallidire

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Non avevo mai visto Arechi impallidire. Quella fu la prima volta in assoluto e me ne compiacqui. La mia proposta lo aveva sconvolto e c'era puro terrore nel suo sguardo. Tornai in silenzio, permettendogli di riflettere e di assimilare quello che avevo appena detto. Erano state poche parole ma abbastanza incisive, e mi erano nate dal profondo del cuore.

Il suo corpo era teso contro il mio, ma non prese mai le distanze né mutò il modo delicato con cui teneva le mani poggiate sui miei fianchi.

Gli unici cambiamenti erano visibili in quegli occhi bellissimi: paura, ansia, orgoglio, stupore. No. Arechi non si aspettava decisamente che potessi arrivare a una decisione del genere così alla svelta. Gli sorrisi.

"Anche io ho paura." ammisi, attirando la sua attenzione. "Ma stasera mi hai mostrato una parte importante di te, finalmente mi sembra di conoscerti un po' meglio e... posso dire di essere pronta a darti la mia fiducia."

Gli carezzai il gilet su cui rilucevano in oro i simboli dello stemma dei Landolfo, gli stessi che avevo sul mio abito. Lui trattenne il respiro e gli occhi gli brillavano con decisione.

"Non la tradirò."

Ci guardammo reciprocamente con intensità, cercando nell'altro una promessa implicita che non osavamo dire ad alta voce. Quel legame sarebbe durato fino al giorno della nostra morte e voleva dire imparare a comprendersi, a conoscersi, a essere un sostegno l'uno per l'altro.

Arechi allontanò una mano dal mio fianco per raccogliere quella che gli tenevo appoggiata sul petto. La strinse con delicatezza e mi mostrò che avrei dovuto tenere il palmo disteso contro il suo.

"Sei sicura?" sussurrò un'ultima volta. Sembrava così vulnerabile che mi si strinse il cuore. Il fantomatico guerriero-lupo che scendeva a patti con una cristiana.

"Sì, sono sicura di riuscire a sopportare il tuo caratteraccio." Con mia enorme sorpresa non mi mostrò quel sorriso tagliente da lupo. "Tu, sei sicuro?"

"Sì, anche se sarà una faticaccia proteggerti, per tutta la malasorte che ti porti dietro, falsa protetta da Dio."

Sbuffai, fingendomi seccata dalle sue parole ma poi risi divertita.

"Bene, visto che siamo entrambi sicuri di volerci condannare a sopportarci a vicenda..." sogghignò e il mio cuore perse un colpo. "...direi che possiamo iniziare."

Trattenni il respiro e istintivamente andai a guardare le nostre mani congiunte. Il suo palmo era caldo e accogliente, poco importava che in alcuni punti la sua pelle fosse ruvida per i calli dovuti agli allenamenti. Trovavo conforto in quel contatto.

"Lascia uscire il tuo potere sul palmo della mano." Mormorò, indirizzando a sua volta le iridi sul nostro tocco.

Cercai di controllare i battiti del cuore e di indirizzare i pensieri al potere che riposava al centro del mio petto. Dovetti socchiudere gli occhi per concentrarmi, l'emozione e altre sensazioni mi portavano costantemente a distrarmi. Toccai il mio fuoco e gli diedi modo di alimentare il mio corpo, di raggiungere i miei arti. Quando tornai ad aprire gli occhi, vidi la luce dorata comparire sul palmo della mia mano, calda e rassicurante.

FOEDUS • IL MARCHIO DELLA JANARALa tua prossima ossessione. Scoprilo ora