FANTASY ROMANCE - LIBRO I COMPLETO (IN COSTANTE REVISIONE!)
Napoli, 1821.
Nel ventre della città, sotto la superficie, si nasconde un'Accademia che forma streghe e guerrieri da sempre impegnati nella faida contro i seguaci del culto micaelico.
Azari...
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Il giorno successivo ero ancora scombussolata. La conversazione avuta con Brando mi aveva lasciata confusa e continuavo a percepire un sapore amaro in bocca. Mi ero incupita e non avevo fatto assolutamente caso al clima di gioia e di divertimento che si respirava in ogni angolo dell'Accademia.
Era arrivato il primo giorno della festa di Ostara e, con essa, la sospensione di tutte le lezioni. Per questo motivo stavo tornando al mio piccolo alloggio. Ero così distratta e sovrappensiero che mi ero portata dietro i volumi e gli appunti per la lezione di pozioni, inutilmente. Trovandomi di fronte all'aula completamente deserta avevo ricordato, anche se tardi, in che giorno della settimana ci trovavamo.
Sospirando e brontolando tra me, strinsi i volumi contro il corpetto di pelle, e stavo tornando nervosamente verso il dormitorio femminile. Ero quasi arrivata davanti alla stretta galleria che vi conduceva quando sentii uno dei soliti strattoni nel petto. La fitta del legame fu così forte che dovetti fermarmi. Ero letteralmente senza fiato e non riuscii a muovere un passo finché quello strappo non si calmò e il vuoto tornò ad occuparne il posto. Mi massaggiai il petto attraverso il tessuto della camicia con aria dolorante e, stringendo i denti, ripresi i miei passi.
La reazione incontrollata del mio corpo mi rendeva sempre più nervosa. Non sopportavo in alcun modo l'insistenza di quel legame e, il vuoto che generava, mi ricordava costantemente con che asprezza Arechi mi avesse rifiutata. La mia unica speranza era che, con il tempo, sarei riuscita ad abituarmi a quella mancanza, forse sarei riuscita a colmare quel vuoto con altri sentimenti. Mi ritrovai a pensare anche alla proposta di Brando e, dopo quel dolore lancinante, non mi sembrò più così assurdo allontanarmi da quella gabbia di tufo.
Ero immersa in quei pensieri mentre procedevo nello stretto cunicolo e mi immettevo nell'ambiente di collegamento alle varie stanze del dormitorio femminile. Dopo pochi passi mi resi immediatamente conto del perché il legame aveva reagito in quella maniera insolita, lacerandomi all'interno fino a togliermi il fiato.
Appoggiato indolentemente contro la porta della mia stanza c'era Arechi. Teneva la schiena contro il legno e le braccia incrociate sul petto, in attesa del mio arrivo, evidentemente, e determinato a impedirmi di nascondermi nel mio alloggio. I suoi occhi taglienti furono subito su di me, come se si aspettasse di vedermi arrivare in quel preciso istante, forse il mio odore mi aveva tradita e lui sapeva esattamente la strada che avrei preso. Il suo viso mi sembrava più pallido del solito e teneva la mascella così serrata da evidenziare maggiormente i suoi lineamenti spigolosi. Per il resto era impeccabile nei suoi soliti abiti scuri e con i capelli ondulati a incorniciargli il volto.
Mi mancò il fiato e inchiodai i piedi a terra. Sentivo la rabbia ribollirmi nelle vene mentre ci guardavamo insistentemente lasciando entrambi trasparire l'astio e l'esitazione. Non avevo alcuna intenzione di parlare con lui né gli avrei permesso di aprire bocca. Strinsi con forza i libri e le pergamene tra le braccia e mi voltai bruscamente, decisa a riprendere il cunicolo alle mie spalle. Non ebbi il tempo di farlo.