Capitolo 50

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Attendevo su uno dei divanetti posizionati in uno dei grandi ambienti di smistamento delle gallerie dell'Accademia

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Attendevo su uno dei divanetti posizionati in uno dei grandi ambienti di smistamento delle gallerie dell'Accademia. Ero stanca e assonnata, e la situazione stava decisamente peggiorando visto che Arechi non stava rispettando l'appuntamento che ci eravamo dati. Avevamo una missione da svolgere, ma di lui non c'era traccia.

Mi massaggiavo la fronte col braccio poggiato indolentemente sul bracciolo del divanetto. Cercavo invano di alleviare il mal di testa che una notte quasi insonne mi aveva causato. La colazione non mi aveva aiutato a farlo migliorare. L'avevo consumata velocemente perché ero l'unica a farla. Gli altri dovevano essere ancora nelle loro stanze a riprendersi dalle bevute eccessive della nottata precedente o da importanti incontri amorosi.

Il solo pensiero mi infondeva disagio perché il ricordo di come era andata tra me e Brando quella notte era ancora vivido. Lui era stato comprensivo e mi aveva stretta tre le sue braccia e coccolata finché non avevo preferito ritornare nella mia stanza. Io non ero stata affatto comprensiva con me stessa, invece. Mi ero tormentata per tutta la notte, rigirandomi nelle lenzuola. Sicuramente non mi aveva aiutato neanche Costanza che aveva trascorso tutta la notte in compagnia di Manfrit. Era impossibile non sentirli. Le loro voci, gli ansimi e i gemiti non facevano che sottolineare la mia inadeguatezza e la mia frustrazione.

Svegliarmi presto fu decisamente una liberazione. Quando mi chiusi la porta alle spalle, nella stanza accanto erano appena ricominciati i mugolii e io ringraziai tutte le divinità esistenti per quella missione mattutina.

Il tempo continuava a trascorrere e Arechi continuava a non palesarsi. La stanchezza fu gradualmente sostituita da un improvviso nervosismo e dalla sensazione, sempre più concreta, che forse non sarebbe venuto affatto. Indignata, scattai in piedi e iniziai a girare nervosamente per l'ambiente. Ero, probabilmente, l'unica sveglia in tutta l'Accademia e, mentre gli altri si divertivano o dormivano, io aspettavo inutilmente il Lupo.

Puntai gli occhi in direzione della galleria che sapevo conducesse al dormitorio maschile. La fissavo con un senso di attesa logorante e, allo stesso tempo, speranzoso. Ma non sentii alcun suono di passi, se non quelli provocati da me che continuavo ad agitarmi avanti e indietro sul pavimento di pietra.

"Ora basta!" sibilai.

Avanzai a passi ampi e svelti, ben lieta di non trovare la solita folla di studenti a occupare le gallerie. Raggiunsi un'altra piccola stanza e mi infilai subito in uno stretto cunicolo di passaggio che una volta superato, mi avrebbe immesso nella stanza di smistamento per le varie stanze del dormitorio maschile. Ero così furiosa che il petto si sollevava e abbassava ritmicamente.

Uscita dal cunicolo mi fermai all'istante. La porta della stanza di Arechi si aprì di colpo davanti a me e ne uscirono due streghe semisvestite che ridacchiavano e ammiccavano in direzione del Lupo, comparso poco dopo sulla soglia. Lui era a petto nudo e indossava solo i pantaloni, slacciati sul davanti. Doveva averli appena infilati solo per non creare scandalo.

FOEDUS • IL MARCHIO DELLA JANARALa tua prossima ossessione. Scoprilo ora