Capitolo 41

118 21 64
                                        


Il grande ambiente di tufo, con la piscina centrale, era il luogo dove io e Brando ci saremmo incontrati quella sera

Oops! Questa immagine non segue le nostre linee guida sui contenuti. Per continuare la pubblicazione, provare a rimuoverlo o caricare un altro.

Il grande ambiente di tufo, con la piscina centrale, era il luogo dove io e Brando ci saremmo incontrati quella sera. Non potei che presentarmi con gli stessi indumenti che oramai mi connotavano, visto che non avevo più abiti femminili.

Quando feci la mia comparsa sulla soglia mi resi conto che Brando aveva organizzato davvero una serata tutta per noi. Nello spazio tra il muro di tufo e la vasca, ricolma di acqua cristallina, aveva disteso coperte pesanti, cuscini, e illuminato l'area con una serie di piccole fiammelle che volteggiavano leggere nell'aria. Al centro c'era una scatola di cartone bianca che attirò subito la mia attenzione. L'Orso non mi notò subito, dava le spalle all'entrata e fissava la superficie limpida dell'acqua. Le sue spalle erano tese e le braccia erano intrecciate sul petto.

"Quindi fai parte della categoria degli uomini che regalano fiori..." ruppi il ghiaccio con quelle parole e palesai così la mia presenza.

Brando si voltò all'istante, i suoi occhi dal taglio malinconico si illuminarono non appena individuarono il mio viso. Accennò a un sorriso mentre scioglieva la presa delle braccia per passarsi svogliatamente una mano tra i capelli.

"Mi hanno detto che è un ottimo modo per chiedere scusa ad una donna." Disse con voce calma e iniziò a venirmi incontro. Io feci lo stesso e, senza aspettare che fosse lui a dettare i tempi, gli gettai le braccia al collo. La mia bocca avida cercò subito la sua e fui ricambiata all'istante, stretta tra le sue braccia forti che mi impedivano di sfuggirgli. Le nostre labbra si unirono e ci baciammo finché non fummo entrambi senza fiato.

"Non hai nulla da farti perdonare." Gli sussurrai cercando di rimanere perfettamente sollevata sulle punte dei piedi per potergli stare vicino.

"Invece sì, in questi giorni sono stato assente, ma sentivo il bisogno di vederti." Era sincero e i suoi occhi mi dicevano lo stesso. "Non abbiamo avuto modo di parlare da quando c'è stato il rituale del Foedus."

"È diventato un po' complicato trovarti da solo." Ammisi e, senza volerlo, lasciai trasparire un sorriso amaro.

Lui si oscurò in volto. Sapevamo entrambi a chi mi stavo riferendo. Silvia era sempre al suo fianco e forse mi sarei dovuta sorprendere che non si fosse presentata anche lì. Nel vedere il suo viso adombrarsi, però, mi pentii all'istante del commento a cui mi ero lasciata andare.

"Voglio dire..." borbottai, carezzando i suoi capelli con delicatezza. Lui mi stringeva ancora contro di sé senza mollare la presa. "Silvia è una ragazza molto dolce, ma non ci lascia molto spazio per interagire..." allusi con un mezzo sorriso.

L'espressione dell'Orso non cambiò né colsi una luce di divertimento per quello che avevo detto. Mi stava studiando in silenzio e quando arrivò a una qualche conclusione, si lasciò andare ad un sospiro pesante. La presa attorno alla mia vita si ammorbidì fino a scioglierla del tutto, lasciandomi libera di ritornare sulla pianta dei piedi.

FOEDUS • IL MARCHIO DELLA JANARALa tua prossima ossessione. Scoprilo ora