FANTASY ROMANCE - LIBRO I COMPLETO (IN COSTANTE REVISIONE!)
Napoli, 1821.
Nel ventre della città, sotto la superficie, si nasconde un'Accademia che forma streghe e guerrieri da sempre impegnati nella faida contro i seguaci del culto micaelico.
Azari...
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La velocità con cui erano trascorsi quei due giorni era sorprendente ma giustificata dai molteplici impegni che tutti noi avevamo avuto per far sì che tutto filasse per il verso giusto.
Ulfari e Gisulf avevano esplorato l'intero cratere degli Astroni da cima a fondo, assicurandosi di trovare i nascondigli giusti dove collocare gli incantamenti che avrebbero generato la barriera protettiva sull'intera area. Il cratere sarebbe divenuto inaccessibile a tutti fuorché ai diretti interessati. La preside e le altre professoresse si erano occupate dei tre oggetti che avremmo potuto usare, in caso di emergenza, per smaterializzarci. Erano stati scelti utensili comuni che non sarebbero mai balzati agli occhi per il loro valore: un pentolaccio consumato, un cappello da gentiluomo e una scopa.
Arechi si era occupato di persona della loro collocazione all'interno dei tre edifici, disseminati all'interno del cratere, erigendo un'ennesima barriera che avremmo potuto valicare solo io, il Lupo e il Re.
Tutti quegli accorgimenti erano necessari, ma ripassare quotidianamente le vie di fuga, l'utilizzo dei manufatti incantanti e il comportamento da tenere con il sovrano, non facevano che alimentare la mia ansia e la mia preoccupazione.
Per questo ancora non ero entrata all'interno dell'ufficio della preside. Passeggiavo nervosamente sul fondo del corridoio, stringendo il tessuto della gonna per evitare che strofinasse sul pavimento irregolare rovinandone l'orlo. Avevo il cuore che batteva all'impazzata e cercavo a tutti i costi di calmarlo e dare il via alla recita che avrei dovuto tenere di lì a poco.
Mi fermai di colpo, lasciandomi andare a un lungo e profondo sospiro. Abbassai lo sguardo sull'abito che Arechi mi aveva fatto confezionare e presi con delicatezza a lisciare il tessuto della gonna, temendo di averlo spiegazzato a furia di agitarmi. Il vestito nero aveva una scollatura a cuore che mi stringeva e sollevava i seni, il tessuto proseguiva coprendomi in parte le spalle proseguendo poi con la manica lunga. Gli orli e la scollatura erano impreziositi con ricami dorati con teste di lupo che brillavano sotto la luce delle candele. Il vestito era semplice ma allo stesso tempo prezioso. Costanza aveva insistito per raccogliermi i capelli in una treccia bassa ma molte ciocche erano sfuggite alla presa e mi incorniciavano il viso.
La preoccupazione per l'incontro con il Re non era l'unica cosa che mi tormentava. Dopo quanto successo con Brando, la mia confusione interiore non aveva fatto che aumentare e scombussolarmi, e l'unico modo che avevo per difendermi era stato quello di tenermi quanto più distante possibile da entrambi.
Sospirai un'ultima volta e, alla fine, mi accostai alle enormi porte dello studio di Aurona che, individuandomi grazie a un sortilegio, iniziarono a schiudersi sotto il mio sguardo.
La strega, comodamente appoggiata alla sua scrivania, mi individuò subito e mi offrì un sorriso di incoraggiamento nel vedermi indugiare sulla soglia. Ricambiai quel gesto e avanzai all'interno della stanza, direzionando lo sguardo prima su Gisulf e Ulfari e, infine, su Arechi che, nel vedere le porte aprirsi, si stava alzando da una delle poltrone.