Capitolo 48

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Quando tornammo alla radura tutti gli occhi furono su di noi, compresi quelli dei professori

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Quando tornammo alla radura tutti gli occhi furono su di noi, compresi quelli dei professori. Non mi ero resa conto di quanto tempo fosse trascorso da quando eravamo saettati via con la cavalla a tutta velocità.

Arechi sembrava del tutto disinteressato a quegli sguardi, ai commenti e ai risolini, a cui molti si stavano lasciando andare. Io ne risentivo ancora, per quanto avessi chiarito con lui la situazione, continuavo a non sopportare il giudizio degli altri e i loro pettegolezzi.

Erano tutti divisi in gruppetti e, nel corso della nostra assenza, dovevano aver iniziato a servire i cibi sulle enormi tavolate di legno dato che in molti stavano mangiando spiedi di carne, tortini, e avevano ricominciato a servirsi da bere. In quel momento la mia pancia si concesse un lieve brontolio che attirò l'attenzione del Lupo al mio fianco. Non mi guardò, ma accennò a un lieve sorriso sulle labbra mentre continuava a guidare la cavalla.

"Faresti meglio a mangiare qualcosa, se hai intenzione di continuare a bere. Non mi sembri una che ha mai bevuto un bicchiere in tutta la sua vita." mi canzonò e io aggrottai le sopracciglia. Non potevo obiettare in alcun modo. "Tra poco iniziamo la seconda gara, vado a lasciare il cavallo."

Senza dire altro mi superò e io proseguii il percorso diretta all'enorme tavolata sul fondo della radura. Cercai di non voltarmi in alcun modo a guardarlo mentre si allontanava, anche se quel gesto mi stava venendo naturale, dopo aver trascorso quel tempo insieme, ma non volevo in alcun modo che gli altri lo notassero.

Ai due lati della pira erano state installate delle recinzioni fatte di corde che delimitavano due ampie aree di forma quadrata; a terra vi erano grossi tappeti da allenamento che ne riempivano la superficie, dello stesso materiale gommoso che usavamo in palestra.

Doveva trattarsi della seconda prova. Studiai accuratamente le due aree mentre proseguivo e staccai gli occhi solo quando mi sentii chiamare.

Esattamente di fronte a me c'erano le mie amiche, in compagnia di Carmine e di Manfrit. Il Cane mi sembrava in perfetta forma, era sorridente e sorseggiava compiaciuto dal suo calice di vino. Notai lo squarcio nel tessuto dei pantaloni, ma la pelle sottostante era integra e dedussi che doveva essere stato risanato. Tutto il gruppo tenne gli occhi su di me mentre consumavo quella breve distanza e mi sforzai di sorridere quando fui tra loro.

Costanza mi ficcò in mano subito un calice di vino che non feci in tempo a rifiutare. Carmine, invece, mi porse il palmo in attesa della mia.

"Azaria, credo che non ci siamo mai presentati fino ad ora. È un piacere per me." Mi sorrise in modo così affabile che ricambiai subito il gesto e poggiai delicatamente la mano libera nella sua per permettergli di compiere quel delicato baciamano. "Costanza mi parla molto spesso di te, ero desideroso di incontrarti."

"Anche io ero curiosa di conoscerti. Ti prego di badare alla mia amica." Mi voltai a guardare Manfrit. "E a te chiedo la stessa cosa per Giulia, anche se forse devo aspettarmi il contrario..." sogghignai.

FOEDUS • IL MARCHIO DELLA JANARALa tua prossima ossessione. Scoprilo ora