Aiden
«Vuoi stare fermo?»
«Riggs, mi stai strozzando!» Lo allontanai con una spinta e tornai a guardarmi allo specchio verticale posizionato sulla parete vicino all'armadio. Il mio umore era coordinato allo smoking che stavo indossando. Ero nero e incazzato soprattutto con me stesso per aver accettato di accompagnare Amanda a quella stupida cena di gala.
«Sembri un fottuto manichino.»
Mi voltai e fulminai Nick con lo sguardo. Lo stronzo era rimasto sdraiato sul mio letto per tutto il pomeriggio, alimentando il mio nervosismo con i suoi commenti stupidi.
«Vuoi sapere a cosa assomigli tu, razza di idiota?»
Riggs mi afferrò per un polso, impedendomi di raggiungerlo.
«Vuoi darti una calmata? Non stai andando in guerra.» Tornò a sistemarmi quella sottospecie di collare in tessuto attorno al collo. «Ma in uno dei ristoranti più esclusivi e rinomati di tutta Londra. Bevi qualche bicchiere di champagne, annuisci e prova a goderti la serata», concluse, indietreggiando di qualche passo per osservarmi meglio.
«Preferirei passare il mio tempo al Joy, in compagnia di gente marcia. Questo...» Indicai l'abito elegante. «Non fa per me. Mi sento un cretino.»
Odiavo i genitori di Amanda, così come tutta la loro combriccola di gente ricca con la puzza sotto al naso. Quel travestimento, serviva solo per farmi sembrare pulito all'esterno, un perfetto deficiente, esattamente come loro.
«Riggs, perchè non puoi andare tu al mio posto?» Avrei fatto di tutto pur di non presentarmi al The Ledbury. «Sei l'accompagnatore perfetto.»
«E perché non io? Non mi reputi all'altezza?» si lamentò Nick, incrociando le braccia al petto. «Guarda che so come ci si comporta a queste cene: arrivi, fai un inchino e riempi di complimenti le vecchie signore. Ah, e stai attento alle posate: ricordati sempre di inizia dall'esterno.»
Io e il capitano della squadra di rugby ci guardammo sconvolti.
«Nick, che diavolo stai dicendo?»
«Titanic...», farfugliò, alternando lo sguardo da me a Riggs. «Jack non sapeva da quale posata iniziare, allora Molly gli suggerì di...»
«Non ce la faccio, non oggi.»
Lasciai i miei amici nella mia camera da letto e raggiunsi il bagno.
La camicia sembrava restringersi ad ogni respiro. Appoggiai le mani sul lavandino e rimasi per qualche secondo a fissare i segni rossastri sulle nocche, causati dalla rissa avuta con Oliver il giorno prima.
Nonostante il disprezzo reciproco e la tentazione quotidiana di piantargli un pugno in piena faccia, ero sempre riuscito a mettere un freno ai miei impulsi.
Poi però l'avevo visto insieme a Evelyn e ogni briciolo di autocontrollo era andato a farsi fottere.
Una tempistica pessima per affacciarmi alla finestra di una delle camere al primo piano. Una decisione di merda quella di costruire una serra di vetro.
Ero rimasto lì, come un deficiente, ad assistere a quell'avvicinamento, senza avere la forza di staccarmi dalla superficie riflettente.
Aiden stanno solo parlando.
Una conversazione apparentemente innocente, che poi si era trasformata in un abbraccio sincero.
Nonostante la distanza, ero riuscito a percepire tutta la felicità della pulce. L'avevo guardata mentre girava per la serra, con le braccia alzate e il volto illuminato dai raggi del sole. Quell'immagine era riuscita a riportare un po' di sereno dentro di me, una sensazione positiva, accompagnata però dall'amarezza di non essere lì con lei.
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Feelings Hunt
RomanceA Portland, in una sera di fine maggio, Evelyn raggiunge il limite. È ancora troppo giovane, eppure dentro di sé custodisce un buio che non dovrebbe appartenerle. In preda alla disperazione, tenta il suicidio nel silenzio della sua cameretta. Il ges...
