32. Drifting Apart

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AIDEN

Ero riuscito ad allontanarmi da Cotswolds senza incrociare nessuno lungo il tragitto. Mentre percorrevo la strada per Charlton Kings  non smisi di pensare a Evelyn e al fatto di averla lasciata da sola. Era in gamba, sapevo che sarebbe riuscita a tornare in camera anche senza il mio aiuto, ma se le fosse successo qualcosa, se l'avessero scoperta, non me lo sarei mai perdonato.

Il ricordo della sua espressione accigliata di fronte al mio iniziale rifiuto di andarmene, mi fece distendere le labbra in un sorriso, poi tornai a corrugare la fronte e a rabbrividire per quello che era successo.

Avevo visto il terrore nei suoi occhi color cioccolato. Avevo provato a infonderle coraggio e a risvegliarla da quello stato di shock che l'aveva ancorata al terreno sotto ai nostri piedi. Nonostante avessi tentato di nascondere la mia agitazione, anche io non ero riuscito a farmi scivolare completamente di dosso l'immagine di quella paziente. Il buio ci aveva risparmiato la vista nitida di tutto quell'orrore, ma non era stato sufficiente. Sembrava un fantasma e dietro di lei... quella sagoma. Era tutto così surreale e per un attimo pensai di essermi immaginato tutto.

Decisi di non tornare subito a casa. Se conoscevo un minimo Harris, sapevo che una volta arrivato alla clinica, avrebbe provato a contattare mia madre. Non potevo rischiare di trovare i miei genitori svegli, il mio aspetto mi avrebbe tradito all'istante. Ero ancora visibilmente scosso.

Proseguii dritto fino a Cirencester e parcheggiai di fronte al The Bear Inn. Entrai, mischiandomi al flusso di clienti e mi sedetti di fronte al bancone del barman. Ordinai una birra e mandai un rapido messaggio a Nick per ringraziarlo dell'aiuto. Non volevo la loro compagnia, non in quel momento. Avevo troppi pensieri per la testa. L'ultima cosa di cui avevo bisogno erano le ramanzine di Riggs, le battute idiote di Nick e... un tempo forse avrei chiamato Amanda, ma da quando mi aveva confessato di provare qualcosa per me il nostro rapporto si era raffreddato.

Sbattei il telefono sul ripiano in legno e afferrai il boccale, dandogli un grande sorso. Rimossi il residuo amarognolo dalle labbra con la lingua e continuai a buttare giù la bevuta, ripercorrendo mentalmente la serata trascorsa con Evelyn.

Il modo in cui ero riuscito ad aprirmi con lei, la sua voce spezzata dal pianto quando mi aveva raccontato del suo tentato suicidio. Quel contatto fisico che mi aveva fatto desiderare di essere ovunque tranne che nel giardino di una clinica psichiatrica. Le nostre mani incrociate, il respiro che non accennava a diminuire. Avevo rischiato di rovinare tutto con quella confessione uscita dalla mia bocca con troppa superficialità.

Ci eravamo avvicinati, poi allontanati, poi riavvicinati e poi allontanati di nuovo.

L'alcool si mescolò all'adrenalina, ormai quasi svanita dal mio corpo, alla felicità, alla tensione, all'eccitazione e allo shock finale.

Di una cosa ero certo: ogni frammento di quelle ore svaniva al ricordo delle sue labbra così vicine alle mie. Avrei voluto prenderla e baciarla fino a rubarle tutto l'ossigeno, ma forse, in fondo, era stata lei a rubarlo a me, perché il mio cervello sembrava incapace di ragionare come un tempo.

Mandai giù l'ultimo sorso, poi chiesi al barista di portarmi un'altra birra. Rimasi su quello sgabello fino alle tre, permettendo all'alcool di prendersi ogni mio pensiero, poi tornai a recuperare la moto e mi avviai verso casa.

Amavo guidare nel cuore della notte, quando le strade erano deserte e intorno a te non c'era niente, se non silenzio e il buio interrotto dalle luci fioche di qualche lampione o dei semafori. Pace, una carezza che mi concedevo prima di tornare nell'abisso di quel sentimento corrosivo, che era la rabbia.

Il viaggio procedette velocemente e in poco tempo mi ritrovai a inserire le chiavi dentro la serratura della porta.

Le mie previsioni erano corrette. Mia madre era in cucina, stretta nella sua vestaglia da notte e stava sorseggiando una tazza fumante di caffè. L'odore mi disgustò. La ignorai malamente e mi avvicinai al pensile per recuperare un bicchiere. Aprii l'anta e ne recuperai uno dal ripiano più basso, prima di riempirlo d'acqua fino all'orlo. Lo bevvi tutto d'un sorso.

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