39. In the Grip of the Unknown

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AIDEN

Trovare il padre di Rose era stato più semplice del previsto. Mi era bastato digitare il suo cognome, seguito dalle poche informazioni che mi aveva dato la Pulce, per ricavare l'indirizzo della sua azienda: la Chapman Global System.

Quell'uomo sembrava aver trascorso gli ultimi trent'anni di carriera cercando di leccare il culo a ogni giornalista sulla faccia della Terra. Gli articoli parlavano chiaro: era un vero genio dell'informatica. Peccato che ai miei occhi sembrasse solo un emerito deficiente. La dentatura bianca e perfetta, gli abiti da chissà quante migliaia di sterline, il modo in cui posava davanti alle telecamere... lo odiavo.

Lungo il tragitto verso Manchester non avevo fatto altro che pensare a quanto mi sarebbe piaciuto cancellare la sua espressione arrogante con un pugno ben assestato.

Quel colpo, però, adesso rischiava di beccarselo Nick, seduto sul sedile del passeggero accanto a me.

«Sei sicuro di non volermi raccontare niente di ieri?» domandò per la trecentesima volta, con voce maliziosa.

«No.» Le nocche bianche attorno al volante.

«Eh, dai! Sono l'unico amico che ti è rimasto. E poi ho bisogno di sapere se alla tua ragazza è piaciuto il regalo che le hai fatto. Sai, stavo pensando di portarci Marianne.»

Ignorai volutamente il modo in cui aveva chiamato Evelyn.

Stavo bene con lei? Sì, ma l'idea di dare un nome al rapporto che si era creato mi mandava in tilt.

Non potevamo semplicemente essere... noi?

«Chi diavolo è adesso Marianne?» sbottai, lanciandogli un'occhiata fugace.

Si agitò sul sedile, come se avesse appena ricevuto una scossa, e capii di aver commesso un errore madornale.

«Beh, Marianne è la mia ragazza!» Inarcai le sopracciglia, confuso. «L'ho conosciuta una settimana fa al Joy e credimi, è una bomba! La ragazza più bella sulla faccia della terra.»

Ne dubito. La ragazza più bella sulla faccia della terra ha una costellazione di lentiggini sul naso, occhi profondi capaci di risucchiarti l'anima e due labbra piene e morbide. E le sue mani, Cristo. Sapevano esattamente dove toccarmi per...

«Al Joy, eh? Eri con gli altri?» interruppi quel flusso di pensieri. Non era il momento.

«Sì...», rispose con voce strozzata.

«Hanno discusso con me, Nick. Non con te», lo tranquillizzai. «E so anche che Riggs e Amanda stanno insieme adesso.»

Charlton Kings era una piccola cittadina, e i pettegolezzi circolavano in fretta tra i vari locali.

«Comunque, mi dicevi di te e questa...», cambiai subito argomento.

«Marianne!» La sua felicità era quasi nauseante. «L'ho vista solo una volta, ma spero di rivederla nel weekend.»

Distolsi lo sguardo dalla strada per lanciargli un'occhiata di rimprovero.

«Nick, quanto eri ubriaco quella sera?»

Parve rifletterci per qualche secondo, picchiettando l'indice sul mento.

«Abbastanza, ma sono quasi sicuro che lei mi abbia detto "sì" quando le ho chiesto se voleva mettersi con me.» Abbassò gradualmente il tono della voce, poi espirò di colpo. «Credi che avrei dovuto almeno chiederle il numero di telefono, vero?»

Dopo quella domanda si abbandonò contro il finestrino, e l'entusiasmo nella sua voce venne sostituito da una tristezza teatrale.

Decisi di non approfondire oltre e lasciai che il silenzio calasse su di noi, finché non arrivammo finalmente a Spinningfields, il cuore finanziario di Manchester.
Misi le chiavi della macchina in tasca e ci incamminammo a passo spedito verso l'azienda del padre di Rose.

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