AIDEN
Di fronte a me, ora, c'erano due serpenti, non più uno. Il secondo, quello che non avevo mai visto prima, aveva la pelle nera come il carbone e gli occhi dello stesso colore: due pozzi profondi che riflettevano una luce che non poteva appartenere a quel luogo così buio. Lo osservai attentamente mentre strisciava verso di me e notai una scintilla riflessa nella pupilla, come quando si accende un fiammifero. Attesi la fine di quella storia che sembrava intenzionata a ripetersi all'infinito, ma stranamente quella volta nessuno dei due accennò a mordermi... All'improvviso, la caverna in cui ero intrappolato prese fuoco.
Se c'era una cosa che detestavo più di quegl'incubi, era la voce di mia madre, incazzata, di prima mattina. Quando aprii gli occhi, la vidi in piedi accanto al mio letto, con le mani salde sui fianchi e la fronte aggrottata.
Forse, un giorno, avrò un risveglio decente.
«Hai idea di che ore siano, Aiden?» Si massaggiò le tempie come se stessero per esplodere, ma l'unica cosa che rischiava di rompersi erano le mie palle.
«Puoi abbassare la voce?» Feci forza sui gomiti e mi misi a sedere, allungando un braccio per recuperare il telefono dal comodino.
Quando vidi l'ora sul display, imprecai.
«Sei in ritardo per la seduta con Harris! Dovevi essere alla Bucolic alle dieci e sono...»
«Le nove e cinquanta», la interruppi, con tono saccente. «Se ti sposti e mi fai passare, magari non dovrò subirmi una ramanzina anche dal tuo capo.»
Schiuse le labbra, poi le richiuse, rassegnata. Le sfilai accanto e recuperai un cambio dall'armadio, prima di rinchiudermi in bagno.
Quando uscii, era ancora lì, a fissare la stanza come se la vedesse per la prima volta.
«A proposito, e tu che ci fai ancora a casa?» domandai, prendendo le chiavi.
Era una semplice domanda, ma ovviamente lei ne approfittò per continuare a sfogarsi. Ormai avrebbe dovuto capirlo: le sue sfuriate non mi toccavano minimamente.
«Avevo delle commissioni da fare e ho preso un giorno di ferie», spiegò velocemente, prima di tornare all'attacco. «Ho visto la moto in garage, che è successo?»
Sono stato a Greenwich da Glenda, nonostante mi avessi detto di non tornare più da lei.
Sono andato a trovare il padre di una paziente in prigione.
Sono sopravvissuto a un inseguimento.
E qualche bastardo ha deciso di distruggermi la moto e rubare il farmaco che avevo scoperto dietro il mobile in soggiorno.
«L'ho trovata così quando sono uscito dal Joy, ieri sera.» Le diedi le spalle e uscii dalla stanza, per scendere al piano inferiore. Ovviamente, la sentii seguirmi fino in cucina.
«Devi darti una calmata.»
In realtà sei tu quella nervosa tra i due.
«Fammi capire: qualche stronzo ha deciso di distruggermi la moto e la colpa sarebbe mia?»
Riposi il bicchiere nel lavello e le passai di nuovo davanti, diretto verso il soggiorno.
«Magari hai provocato qualcuno.»
Mi bloccai con la mano sulla maniglia e mi voltai a guardarla.
«Hai così poca fiducia in me... forse è per questo che ho tutti questi problemi.» Picchiettai l'indice sulla tempia destra. «Ma lo chiederò ad Harris. Sai, stiamo cercando di capire perché mi sento sempre così arrabbiato con il mondo... sicuramente le menzogne e una madre anaffettiva non sono proprio il massimo per un bambino, non credi?» terminai la frase con il sorriso più falso del mondo stampato sulla faccia e senza perdere altro tempo, uscii da quella maledetta casa.
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Feelings Hunt
RomanceA Portland, in una sera di fine maggio, Evelyn raggiunge il limite. È ancora troppo giovane, eppure dentro di sé custodisce un buio che non dovrebbe appartenerle. In preda alla disperazione, tenta il suicidio nel silenzio della sua cameretta. Il ges...
