EVELYN
Un anno dopo
Un'altra giornata nuvolosa. Non ne fui sorpresa. In fondo, Londra era sempre stata così: avvolta da un'atmosfera malinconica che, di tanto in tanto, tra una pioggerella e l'altra, regalava brevi sprazzi di sole.
Era tutto come lo avevo lasciato otto mesi prima, quando ero tornata a calpestare il suolo inglese per testimoniare contro la setta dei Cotswolds. Ormai era così che il mondo li chiamava: fanatici della sinapsi e del controllo, che avevano fatto delle loro più oscure convinzioni la propria ragione di vita.
Uno strano senso di inquietudine mi costrinse a stringere gli spallacci dello zaino che avevo sulle spalle, nel tentativo di scaricare la tensione. A testa bassa, camminai velocemente verso l'uscita dell'aeroporto, bisognosa d'aria. Non avevo alcuna valigia con me. Non mi sarei fermata a lungo.
Zigzagai tra le persone che procedevano con fin troppa tranquillità e cercai, invano, di mettere un freno alla mia mente che, da quando ero atterrata, non aveva smesso di ricordarmi ogni momento di quel processo che avevo seguito con attenzione, seppur a migliaia di chilometri di distanza.
Il mondo voleva solo una cosa: volare a Londra con l'immaginazione e credere di essere davvero lì, in tribunale, davanti a imputati e vittime.
E i giornalisti erano stati superlativi in questo.
I miei archivi mentali si spalancarono, e uno degli imputati si sedette di nuovo al banco dei testimoni.
«Come ha conosciuto Victor Harris?» domandò l'accusa alla dottoressa Smith durante il processo.
«Frequentavamo la stessa università.»
«Era a conoscenza delle ricerche di George Harris?»
«Mi presentarono Paolina Sorokin durante una cena a casa loro e mi proposero di entrare a far parte del progetto.»
«E poi cos'è successo?»
«George ebbe un malore e Victor prese le redini della Bucolic Clinic. Iniziai a lavorare nella struttura quasi immediatamente.»
L'avevano descritta come una donna fredda e lontana dal pentimento. Le sue risposte, stampate sui quotidiani, mettevano i brividi. Era chiaro che non avesse più un'anima; o forse non l'aveva mai avuta.
«Mi conferma che è stata la stessa Flora Tresy, che adesso si trova in carcere con l'accusa di tratta di minori, frode aggravata e associazione a delinquere finalizzata a esperimenti illegali, a fornirle il nome del bambino e a disporre personalmente i documenti falsi per l'adozione?»
«Confermo.»
«In altre parole, lei lo ha adottato unicamente per trasformarlo in una cavia...»
«Obiezione, la domanda è suggestiva!» L'avvocato della difesa si alzò di scatto.
Il giudice annuì e riportò l'ordine in aula con voce ferma. «Accolta. Riformuli la domanda.»
«Perché ha adottato Aiden, signora Smith?»
«L'ho adottato solo per una ragione: mandare avanti il progetto. Non c'era altro.»
Quando uscii all'aria aperta, una leggera pioggerella aveva iniziato a scendere dal cielo. Mi fermai un attimo, allontanandomi dalle porte per non intralciare le altre persone, e presi un bel respiro. Scacciai via quei pensieri martellanti e indossai il cappuccio della felpa di Aiden, stringendomi nel cappotto.
Presi il telefono dalla tasca dei jeans per chiamare mio padre, ma prima che potessi avviare la chiamata, un'auto prese a suonare il clacson a qualche metro di distanza.
STAI LEGGENDO
Feelings Hunt
RomanceA Portland, in una sera di fine maggio, Evelyn raggiunge il limite. È ancora troppo giovane, eppure dentro di sé custodisce un buio che non dovrebbe appartenerle. In preda alla disperazione, tenta il suicidio nel silenzio della sua cameretta. Il ges...
