AIDEN
Un animale in gabbia. Ecco quello che ero, quello che gli altri al di là della telecamera potevano cogliere di me mentre percorrevo avanti e indietro quel breve spazio.
Mi ritrovai a contare i secondi che passavano, cercando di capire quanti minuti fossero trascorsi da quando Harris mi aveva lasciato di nuovo a gestire quel silenzio asfissiante.
Doveva essere passata circa un'ora.
Sessanta minuti in cui più volte avevo abbassato lo sguardo sulle mie mani, credendo che da un momento all'altro si sarebbero tinte di rosso.
Più ci pensavo, più mi rendevo conto che quel patto non avrebbe compromesso solo la mia vita, ma anche quella di Glenda e Aroon. Avevo venduto tutti noi. Eppure nemmeno per un secondo mi ero pentito della mia scelta. Evelyn sarebbe rimasta sola, senza i suoi ricordi, ma almeno sarebbe stata libera.
Forse così sarei stato degno dei momenti che avevamo trascorso insieme.
Mi sentii impazzire, mentre attendevo, con l'acqua alla gola, che qualcuno tornasse a parlare.
Urlai contro la telecamera, sperando che chiunque ci fosse dall'altra parte mi sentisse. Avevo bisogno di sapere di non aver fatto tutto ciò inutilmente. Avevo bisogno di altre risposte.
I miei piedi si mossero per la centesima volta verso la porta, quasi per istinto. Fu in quel momento che qualcuno comparve al di là della finestra in plexiglass.
Alla vista dell'unica persona che non avrei mai voluto incontrare di nuovo, il mio corpo si irrigidì all'istante, freddo e immobile come marmo.
La maniglia si abbassò e Kate Smith entrò nella stanza, lasciando la porta aperta alle sue spalle.
«Hai un bel coraggio a farti vedere», dissi, muovendo un passo verso di lei.
«Non ti conviene, o il patto salta.» Mi arrestai all'istante.
«Harris ha accettato?» domandai, regalandole uno sguardo velenoso.
Lei annuì e incrociò le braccia sul petto. Mai come quel giorno desiderai cancellare quell'espressione annoiata dal suo volto. Era chiaro che non volesse stare lì, e onestamente nemmeno io desideravo un momento madre-figlio.
«Bene», sentenziai, mantenendo il contatto visivo. «Quando la lascerete andare?»
Kate inarcò gli angoli delle labbra verso l'alto, poi scosse la testa, come se la mia domanda non l'avesse affatto stupita.
«A quanto pare, alla fine un cuore ce l'hai pure tu, Aiden. Che scelta stupida.» Rilasciò una risata amara. «Sei stato il nostro primo fallimento; spero solo che questo tuo atto eroico possa aiutarci a terminare le ricerche per non commettere di nuovo lo stesso... errore.» Il disgusto nella voce mentre pronunciava l'ultima parola.
«Sei venuta qui solo per spiattellarmi in faccia che non mi hai mai voluto davvero?» chiesi, con la voce intrisa di sarcasmo.
«Sono qui solo per tuo padre», ribatté, nervosa. Poi estrasse dalla tasca del camice quello che riconobbi subito come il mio cellulare. «Sbloccalo.»
Questa volta fu lei ad accorciare le distanze tra noi. Mi porse il dispositivo, rimanendo con la mano sospesa in attesa che lo prendessi.
«Che c'è? Penetrate nelle menti delle persone, ma vi manca la capacità di violare un banale telefono?» sogghignai, afferrandolo con disprezzo.
«Vuole andare alla polizia per denunciare la tua scomparsa. Non abbiamo tempo.»
Spostò il peso da un piede all'altro, lasciando trasparire tutta la sua agitazione.
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Feelings Hunt
RomanceA Portland, in una sera di fine maggio, Evelyn raggiunge il limite. È ancora troppo giovane, eppure dentro di sé custodisce un buio che non dovrebbe appartenerle. In preda alla disperazione, tenta il suicidio nel silenzio della sua cameretta. Il ges...
