Evelyn
Alcune amicizie nascono dal silenzio. Sono come fiori che sembrano destinati a non sbocciare mai. Poi, però, arriva il sole: quella carezza che li spinge a desiderare di toccare il cielo.
Il rapporto tra me e Rose era nato proprio così: in modo complicato, ma inaspettatamente bello e sincero.
L'avevo guardata mentre mi voltava le spalle per osservare il mondo al di fuori della nostra camera. Quel mondo che avevo scoperto essere la sua più grande paura.
Era stata la prima persona che avevo visto al mio arrivo. In quel parcheggio pieno di infermieri e medici, avevo incontrato il suo sguardo e sul letto della nostra stanza condivisa ci eravamo abbracciate per la prima volta.
Quello stesso letto che ora accoglieva solo il peso di una valigia piena di vestiti e di una battaglia che, forse, non era stata vinta del tutto.
Una morsa alla gola mi impedí di pronunciare anche solo una parola. Era tornato il silenzio. Jack e Grace erano in piedi, appoggiati alla parete del bagno. Tutti i nostri sguardi erano rivolti alla ragazza dai capelli rosa, che stava ammirando il paesaggio inglese.
Le spalle abbassate, la mano sinistra appoggiata al vetro della finestra, i respiri pesanti accompagnati da qualche singhiozzo sporadico.
Attendemmo in silenzio, finché Rose si voltò, con il ciondolo della collana che le avevamo regalato per il suo diciottesimo compleanno stretto tra le dita.
«Mi mancherete.»
Abbozzai un sorriso e scossi la testa. Scesi dal letto e mi affrettai a raggiungerla per abbracciarla. Dopo qualche secondo sentii Grace e Jack unirsi all'abbraccio, e la stanza si riempì della nostra commozione.
Avrei voluto fare qualcosa per lei. Dirle che tutto si sarebbe sistemato, che era forte e che presto avrebbe ritrovato il sorriso.
Ma sapevo bene che per vincere quella guerra servivano tempo e una forza non indifferente.
Perché la verità è che tutti desideriamo stare bene, ma spesso è la nostra stessa mente a impedirci di vivere come meriteremmo. Un giorno ti svegli e sei sul campo di battaglia, ma dall'altro lato non trovi un nemico qualcuno: c'è lo stesso volto che vedi ogni mattina allo specchio. E fa male, ti senti debole e ti domandi: perché? Perché proprio a me?
Vuoi solo vivere, ma l'ansia ti tiene in ostaggio. Ogni respiro è uno sforzo e ogni sorriso un'illusione.
La voce si alza, chiedi aiuto, e puoi solo sperare di avere accanto qualcuno che possa capirti.
Purtroppo, però, a volte questo non accade, e gli unici occhi che puoi guardare sono quelli di chi riesce solo a giudicare e farti sentire sbagliata.
Negli occhi di Rose, quel giorno, leggevo proprio quel timore: la paura di tornare da chi non l'aveva mai capita, ascoltata e amata.
Desiderava solo essere libera, ma purtroppo suo padre le aveva appena tolto quella possibilità.
«Prima di andare...» Ci staccammo dall'abbraccio per rivolgerle tutta la nostra attenzione. «Vorrei dirvi che siete stati una parte importantissima di questo mio percorso...»
Un altro sorriso accennato, un'altra lacrima a rigarle la guancia destra. Le nostre, a farle compagnia.
«Ho sempre avuto paura delle persone e del loro giudizio, ma con voi... è stato più semplice essere me stessa.» La voce le si incrinò. «Prima del mio arrivo alla Bucolic, non uscivo di casa da mesi. Passavo le mie giornate a guardare la strada davanti a casa mia con il cuore pesante, sapendo che non sarei mai riuscita a godermi davvero la vita. Ho immaginato tante volte la mia morte... ero certa che mi avrebbero ritrovata distesa sul mio letto, nel mio posto sicuro.»
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Feelings Hunt
RomanceA Portland, in una sera di fine maggio, Evelyn raggiunge il limite. È ancora troppo giovane, eppure dentro di sé custodisce un buio che non dovrebbe appartenerle. In preda alla disperazione, tenta il suicidio nel silenzio della sua cameretta. Il ges...
