31. Doubts

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Evelyn

Ci avevano quasi scoperti. Quando si accesero le luci esterne della fattoria, Aiden mi trascinò a forza verso l'ingresso. I miei piedi si muovevano a fatica, come il resto del corpo. Ero pietrificata, incapace di togliermi dalla testa l'immagine di Allison ricoperta di sangue.

«Evelyn, stai bene? Che sta succedendo?»

Rose mi aveva sentita rientrare. Mi trovò chinata sul pavimento, mentre cercavo di riprendere fiato.

Dopo un breve battibecco alla porta d'ingresso ero riuscita a convincere Aiden ad andarsene.

Era entrato nella clinica scavalcando la recinzione esterna e si trovava a pochi passi da Allison. Sapendo di Sophie, avevo temuto che potessero accusarlo anche stavolta di qualcosa che non aveva fatto. Sarebbe stata la sua condanna.

Salii le scale in punta di piedi, rifugiandomi per un attimo dietro la porta antipanico rimasta aperta. Lì, schiacciata contro il muro, sentii gli infermieri dare l'allarme. Poco dopo arrivò anche la comunicazione del guardiano:

«La paziente è nella fattoria. Chiamate il medico di guardia.»

Quando scesero al piano inferiore, approfittai di quei pochi minuti per tornare nella mia stanza.

«Rose» sussurrai, trascinandomi ai piedi del letto. Mi sedetti sul materasso, con le mani tra i capelli.

«Ti ha fatto del male? Non dovevo permetterti di—»

La nostra conversazione fu interrotta dalla confusione che riempì il corridoio. Mi gettai sotto le coperte e finsi di dormire quando l'infermiera entrò per controllare che nessun altro paziente fosse scappato.

Ero madida di sudore, con il cuore che batteva all'impazzata. Quando restammo di nuovo sole, Rose mi raggiunse sul letto, preoccupata.

Alle quattro ero ancora sveglia, con gli occhi puntati al soffitto e la felpa di Aiden addosso. Avevo sentito tutto: l'arrivo della polizia e dell'ambulanza, il mescolarsi di voci oltre la porta. Harris era sopraggiunto poco dopo le autorità e aveva parlato per venti minuti con gli infermieri e il medico di guardia.

Crollai solo all'alba, quando Rose tornò a sdraiarsi accanto a me per tranquillizzarmi.

Mi sembrava di essere finita dentro un film horror.

***

«Ragazze, torno subito, mi raccomando.» L'infermiera uscì finalmente dalla serra, dopo averci sorvegliato a vista per tutta la mattina.

Lasciai l'annaffiatoio ai miei piedi e mi voltai, appoggiando la schiena ai vasi. Il suono della pioggia che batteva sul tetto era rilassante, forse fin troppo per chi come me aveva dormito appena tre ore. Portai una mano alla bocca ed emisi l'ennesimo sbadiglio della giornata.

Di fronte a me, Allison e Grace si stavano confrontando su quello che era successo durante la notte.

«Io stavo dormendo, non mi sono resa conto di niente...» confessò Grace, affranta. «Voi come avete fatto ad accorgervene? Dalla finestra della nostra stanza non si vede bene la fattoria...» continuò, rivolgendoci uno sguardo confuso.

Rose emise un colpetto di tosse e si sistemò i capelli, cercando di nascondere una risata. La bionda ci aveva raggiunte da qualche minuto, dopo aver terminato la seduta con la dottoressa Smith. Non sapeva nulla: era a conoscenza solo del tentativo di fuga di Allison.

«Non l'abbiamo vista dalla finestra» mi staccai dal vaso alle mie spalle e le raggiunsi dall'altra parte della serra. «Ieri sera ero in giardino e ho assistito a tutto.»

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