Capitolo extra
Evelyn
Charlton Kings era un piccolo quartiere, costellato di villette suburbane a due piani in mattoni rossi, con tetti grigi e finestre bianche, in tipico stile inglese.
Il silenzio, spezzato solo dal passaggio sporadico di qualche auto e dall'abbaiare dei cani al rientro delle loro famiglie, mi regalò una piacevole sensazione di calma.
L'incontro con mia zia era durato giusto il tempo di un saluto, ma in quei minuti avevo sentito scorrere tra noi il peso di un disagio che aveva trasformato la conversazione in semplici frasi di circostanza. E dopo l'estenuante interrogatorio alla MCIT, durato quasi due ore, desideravo soltanto fuggire da qualsiasi forma di caos e restare sola con il ragazzo seduto al volante.
Con la mano fuori dal finestrino accarezzavo l'aria ancora tiepida, godendomi gli ultimi istanti di quel viaggio.
«Casa, dolce casa.»
Lo osservai parcheggiare davanti a un'abitazione con un piccolo cortile, delimitato da un muricciolo anch'esso in mattoni rossi, e mentre si assicurava di spegnere il motore e tirare il freno a mano, mi persi a guardarlo.
I colori del tramonto gli illuminavano il volto e, in quel momento, di fronte a quel quadro paradisiaco, mi resi conto che l'indomani, al mio risveglio, la realtà avrebbe superato di gran lunga qualsiasi sogno avessi mai fatto su di lui.
«Andiamo?» Aggrottò la fronte, probabilmente confuso dal mio atteggiamento, quasi elettrizzato.
Annuii e, dopo aver recuperato il borsone dal portabagagli, oltrepassammo il cancello in ferro battuto, dirigendoci verso la porta d'ingresso.
In quel momento un poliziotto uscì dall'abitazione ridendo e scherzando con un altro uomo, che riconobbi subito essere il padre di Aiden, Gabriel.
Mi era capitato di vederlo qualche volta in clinica insieme a sua moglie.
Sul suo volto ritrovai il solito sorriso smagliante e una cordialità capace di scaldare anche il cuore più freddo.
Entrai con passo timido e, mentre i due parlavano di come l'uomo di casa avesse dovuto chiamare la polizia per allontanare i giornalisti dal loro cancello, mi lasciai distrarre dall'ambiente intorno a me.
Superato l'atrio, sulla sinistra si apriva un ampio soggiorno con un divano e due poltrone in pelle marrone; davanti a esse spiccava un tavolino da caffè e, poco più in là, un televisore. La stanza era illuminata dagli ultimi raggi di sole che filtravano da una grande finestra allineata all'ingresso.
Sulla destra, una parete ad arco richiamava i colori della facciata e lasciava intravedere la cucina, arredata con elementi nelle stesse tonalità ma più scure, da cui proveniva il profumo caldo e invitante della cena.
«Cara, vuoi un bicchiere d'acqua?»
Distolsi lo sguardo dall'arco sopra la mia testa per posarlo sul padre di Aiden, che nel frattempo aveva recuperato una brocca d'acqua e due bicchieri dalla credenza.
«Volentieri, grazie» risposi con voce timida.
Aiden, alle spalle di suo padre e appoggiato al mobile della cucina, mi rivolse uno sguardo... particolare. Portò il bicchiere alle labbra e bevve un sorso senza staccare gli occhi da me, e io mi ritrovai a deglutire a fatica.
«Ecco, a te.»
Ringraziai l'uomo e mandai tutto giù in pochi sorsi, cercando di rimediare alla gola divenuta improvvisamente secca.
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Feelings Hunt
RomanceA Portland, in una sera di fine maggio, Evelyn raggiunge il limite. È ancora troppo giovane, eppure dentro di sé custodisce un buio che non dovrebbe appartenerle. In preda alla disperazione, tenta il suicidio nel silenzio della sua cameretta. Il ges...
