28. Beauty and the Beast

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AIDEN

A volte la vita ti pone di fronte a due scelte e non puoi fare altro che prenderne una, sperando che sia quella giusta. Iniziavo a chiedermi se il destino avesse deciso di prendersi gioco di me, costringendomi a fare cose che non avrei mai immaginato di compiere.

Lavorare alla Bucolic Clinic, tornare a trovare Sophie, affezionarmi a un'altra paziente al punto da decidere di parlare con Harris e iniziare una caccia alle streghe senza sapere dove ci avrebbe condotti quella ricerca, erano solo la punta dell'iceberg.

Tra di esse però se ne aggiunse un'altra, ancora più folle, ancora più rischiosa: avevo deciso di raccontare tutto a Riggs e Nick, e di chiedere aiuto a quest'ultimo per riuscire a parlare con Evelyn.

«Hai scelto la persona giusta! Dimmi, quanto devo sembrare fuori di testa? Tanto da farmi buttare fuori a calci nel culo, o tanto da far chiamare la polizia?»

Riggs si era pentito di essere rimasto ad ascoltare i dettagli di quel folle piano.

«Niente polizia, Nick. Ho solo bisogno che tu distragga la guardia per poter entrare nella clinica», cercai di riportare il castano con i piedi per terra.

«Certo, Aiden, questo piano è sicurissimo, non vedo cosa potrebbe andare storto.»

Alzai gli occhi al soffitto, esasperato dai continui lamenti di Riggs.

«Perché non smetti di criticare e ci aiuti, invece? Tu cosa faresti, Mister Sapientone?»

«Cosa farei io?» Si staccò dalla parete, pronto a fronteggiarmi. «Niente, Aiden. Ecco cosa farei: niente.» Scandì l'ultima parola con una lentezza disarmante.

Dovevo parlare con Evelyn e l'avrei fatto, con o senza il loro aiuto.

«Ho bisogno di vederla e di spiegarle tutto quello che è successo con Sophie.» 

Oltre a quello sentivo la necessità di farle capire che nonostante il mio atteggiamento poteva fidarsi di me.

«Eri andato avanti!» sbraitò, portandosi le mani tra i capelli. «E invece stai commettendo di nuovo lo stesso errore.»

Aiden, respira.
Aiden, ti stai alterando.
Aiden, non puoi picchiare il tuo migliore amico solo per averti detto una cosa che non condividi.

La voce di Harris rimbombò tra le pareti della mia mente. Presi un bel respiro, cercando di ricordare quanto mi aveva spiegato sul riconoscere le emozioni e il motivo scatenante della rabbia. Stronzate, che mi ero sorbito per più di un'ora il giorno prima.

«Sono due situazioni diverse», ribattei a tono duro, ma Riggs non sembrava intenzionato a mettere fine a quella inutile discussione.

«Dove sarebbe la differenza, eh? Hai provato a salvare Sophie e ora stai facendo lo stesso con questa Ev... Eve...»

«Evelyn.» Nick corse in suo aiuto. «Si chiama Evelyn, come fai a non ricordartelo? Siamo qua da due ore e avrà ripetuto il suo nome cinquecento volte.»

Lo fulminai con lo sguardo.

«Ti ho raccontato tutto: dei disegni di Sophie, dell'arresto del padre di Evelyn, della chiamata di mia madre e hai pure il coraggio di dirmi che non dovrei fare niente?»

Sapevo che voleva proteggermi, ma in quel momento avevo solo bisogno di sapere che potevo contare su di loro.

«E se vi steste sbagliando? Ti stai basando sulle parole di due genitori distrutti e su una chiamata che hai origliato da dietro una porta.»

«E se Glenda avesse ragione? Se mia madre e Harris fossero davvero coinvolti nell'arresto di Aroon? Quell'uomo ha portato sua figlia in Inghilterra perché era convinto che qui avrebbe ricevuto le cure necessarie per guarire. Non ha più nessuno. Non posso voltarle le spalle...»

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