EVELYN
Ero poggiata al suo petto, racchiusa tra le sue gambe, in attesa che trovasse le parole per iniziare a raccontare. Sentivo il suo cuore battere forte, e il mio non era da meno.
"Sto per mostrarti la parte più fragile di me, Evelyn."
Quella sera sembrò crollare ogni muro tra noi. C'eravamo solo io e lui, e un insieme di verità che, proprio quella notte vennero svelate.
La prima la sentii dentro di me, nel cuore. Capii che sarebbe stato inutile continuare a negare agli altri, ma soprattutto a me stessa, qualcosa che forse avevo compreso da tempo: Aiden aveva risvegliato in me emozioni che non provavo da anni.
Era riuscito a entrarmi in testa con il suo atteggiamento enigmatico, con le sue frasi dette a metà, con quegli occhi che non ero mai riuscita a decifrare del tutto.
Era un maledettissimo rebus.
Le sue mani cercarono le mie in un gesto spontaneo. Incrociai le dita alle sue e rimasi in silenzio ad ascoltarlo.
«Quando ho visto Sophie per la prima volta avevo diciassette anni ed era aprile. Fuori pioveva fortissimo...»
La sua voce era bassa, spezzata da qualche sospiro sporadico.
«Prima mi piaceva passare del tempo alla clinica, non ho sempre detestato voi matti, sai?»
Lasciò andare una piccola risata.
Scossi la testa, divertita. Anche in un momento come quello, non riusciva ad abbandonare la sua solita ironia.
«In quel periodo mia madre mi portava spesso alla clinica con lei, per accertarsi che studiassi. Odiavo la scuola e il mio atteggiamento era... beh, diciamo che ero all'inizio del mio periodo di ribellione, se così vogliamo chiamarlo.»
Sapevo che non amava parlare di sua madre. Me lo aveva confessato qualche settimana prima, quando mi aveva letteralmente trascinata nei bagni delle ragazze.
«Un giorno, mentre andavo a recuperare dei documenti che aveva dimenticato in macchina, vidi nella stanza dell'arteterapia una ragazzina dai capelli rossi, seduta da sola a uno dei tavoli vicino alla finestra.» Si schiarì la voce prima di continuare. «Non so dirti perché, ma mi colpì. Nelle settimane successive chiesi a mia madre chi fosse. Mi raccontò che era arrivata da poco e che nessuno aveva mai sentito la sua voce.»
Chiusi gli occhi e mi lasciai trasportare da quella storia, di cui in parte conoscevo già il finale.
«Iniziai ad avvicinarmi a lei. A volte scappavo dall'ufficio di mio padre con la scusa di andare alle macchinette, solo per cercarla. Non cambiava mai posto: ogni volta la spiavo dal corridoio e pensavo che mi sarebbe piaciuto parlarle.»
Sembrò imbarazzato da quella confessione. Non potevo vederlo in volto, ma sapevo che lentamente stava abbassando la sua maschera da duro. Le parole uscivano con difficoltà da quelle labbra perennemente imbronciate.
Mi lasciai cullare dalla sua voce, e per un attimo me la immaginai: chinata sopra quei fogli bianchi, lo sguardo che oscillava tra il disegno e il panorama oltre la finestra.
«Un giorno, l'infermiera che sorvegliava la stanza si allontanò per qualche minuto, e io ne approfittai per avvicinarmi. La salutai. Non mi rispose, ma distolse lo sguardo dal disegno che stava facendo per guardarmi. Non so come spiegarti, ma nei suoi occhi vidi tutte le parole che non aveva mai pronunciato. E, soprattutto, sentii la sua paura.»
Rabbrividii, e Aiden mi strinse ancora di più a sé.
«Mia madre temeva che la disturbassi, ma con il tempo iniziò a sorridermi, a mostrarmi i suoi disegni, a cercarmi. Io parlavo, e lei mi ascoltava. Diventammo amici...»
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Feelings Hunt
RomansaA Portland, in una sera di fine maggio, Evelyn raggiunge il limite. È ancora troppo giovane, eppure dentro di sé custodisce un buio che non dovrebbe appartenerle. In preda alla disperazione, tenta il suicidio nel silenzio della sua cameretta. Il ges...
