EVELYN
La vita, certe volte, è strana. Un giorno credi di averne il controllo, il giorno dopo ti ritrovi a compiere azioni che mai avresti pensato di fare. Le situazioni cambiano, le emozioni si trasformano, le certezze vacillano e tu non sai più a cosa aggrapparti.
Il mio viaggio verso Londra era stato violento come un terremoto. I miei giorni alla clinica, scosse di assestamento che, però, non si erano mai realmente arrestate.
Aspetti di raggiungere quella stabilità che ti permetterà di tornare a camminare con le tue gambe, senza l'aiuto di nessuno. Ti interroghi sul tempo trascorso e cerchi disperatamente di individuarne la fine. Non sai quanti passi dovrai ancora fare, né quanti imprevisti incontrerai lungo il cammino.
Il mio imprevisto aveva due occhi verdi come un lago di montagna e un sorriso capace di farti commettere follie: come sgattaiolare fuori dalla tua stanza di notte o baciarsi nel bagno di una clinica psichiatrica.
Dovevo solo superare quei mesi di ricovero e tornare a casa, ma ora quella realtà inglese cominciava ad avere un sapore diverso. Il suo sapore.
Gettai l'ennesimo abito di Grace sul letto, tornando a fissare il mio armadio con le braccia incrociate e un'espressione di puro disagio stampata sul volto.
«Non ho niente da mettermi.»
Rose alzò gli occhi dal libro, guardandomi come se fossi improvvisamente impazzita.
Ai miei piedi, una distesa di vestiti scartati. Mi piegai e recuperai un paio di jeans, cercando di calmare l'ansia che mi stava logorando lo stomaco.
Non avevo portato niente di carino da Portland, perché mai avrei pensato di uscire da lì per vedermi con un ragazzo. Tutto ciò che possedevo erano tute e magliette oversize, pantaloncini e canotte che continuavo ad alternare in modo del tutto casuale.
«Detto tra noi, Evelyn, Aiden non mi sembra il tipo che bada a come si veste la gente...»
Rose cercò di stemperare la situazione, mantenendo un tono di voce rassicurante.
«Già, piuttosto è il tipo che i vestiti te li toglie.»
Mi voltai di scatto verso Grace e la fulminai con lo sguardo. L'ultima cosa di cui avevo bisogno era pensare a quell'eventualità.
Tornai a osservare i jeans stretti tra le mani e afferrai un crop top nero, sfuggito al mio sguardo severo. Senza dire nulla, corsi nel nostro piccolo bagno e indossai quella combinazione di vestiti basic.
Appoggiai i palmi sul lavandino e chiusi gli occhi.
Quando li riaprii, mi persi a osservare il mio volto riflesso nello specchio in policarbonato. I capelli ricadevano morbidi sulle spalle, sfiorando il seno. Quel filo di trucco che avevo deciso di mettere mi donava un aspetto più luminoso e riusciva, in qualche modo, a mascherare le profonde occhiaie che da giorni segnavano il mio viso.
Poi guardai le labbra, ricoperte da uno strato lucido di gloss, e la mente corse a tre giorni prima, a quando si erano schiuse per accogliere quelle di Aiden.
Non avevano smesso di sorridere neanche per un istante. Erano state marchiate da una felicità inaspettata, da un'adrenalina che poche volte avevo provato.
Dopo quel breve scambio di messaggi, però, non l'avevo più né visto né sentito. Sapeva che avevo bisogno di conoscere la verità, ma quello che continuavo a chiedermi era se lui fosse davvero pronto a raccontarmela.
Erano da poco passate le tre quando Oliver venne a chiamarmi per avvisarmi dell'arrivo di mia zia. Salutai Grace, che si stava sistemando per passare del tempo con la sua famiglia, e Rose che invece sapevo sarebbe rimasta tutto il pomeriggio in una delle sale comuni.
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Feelings Hunt
RomansaA Portland, in una sera di fine maggio, Evelyn raggiunge il limite. È ancora troppo giovane, eppure dentro di sé custodisce un buio che non dovrebbe appartenerle. In preda alla disperazione, tenta il suicidio nel silenzio della sua cameretta. Il ges...
